Questo è quello che esiste oggi sotto il povero Monte Gennaro









Grazie perciò a ciascuno per questa giornata.
Domenico
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Lo spot di Omero: riassume lo spirito di questa associazione di Bergamo che da oltre vent’anni avvicina disabili visivi e normodotati alle attività sportive.
Sandro Belotti ne è il presidente: «Da noi si praticano arrampicata, atletica leggera, calcetto, ciclismo, equitazione, ginnastica, nuoto, goalball, torball, sci nautico, sci alpino, sci nordico, tiro con l’arco, torrentismo, vela, windsurf. Ma svolgiamo anche attività ricreative e culturali, come la mostra tattile di scultura in cui i ragazzi non vedenti hanno guidato visitatori bendati che, solo dopo, potevano osservare le sculture, confrontando la realtà con le proprie sensazioni».
La vivacità dell’associazione (il cui sito è: http://www.omerobg.it/ è testimoniata da oltre 300
«L’idea di creare un gruppo di ragazzi disabili e normodotati è nata un po’ per gioco e un po’ per esigenza, visto che quando si fa attività con i non vedenti, serve un accompagnatore per ciascuno. Si è innescata una reazione a catena che ha messo in luce il meglio di ciascuno: il ragazzo disabile impara a relazionarsi in modo naturale con il coetaneo vedente e quest’ultimo impara a rendersi più responsabile, apprezzando sempre più la bellezza della vita. Il gruppo misto è la vera rivoluzione di Omero, un valore aggiunto che ci ha permesso di arrivare al cuore di tante persone».
L’attività subacquea è stata solo l’ultima sfida. «Anzitutto bisogna dire che per i non vedenti ci sono percorsi tattili marini in bellissime zone d’Italia. Ma la cosa più importante me l’ha insegnata Annalisa, una ragazza cieca di Bergamo. L’estate scorsa, all’Asinara, le ho insegnato a fare snorkeling con pinne, maschera e boccaglio. Era molto emozionata: dopo diversi tentativi è riuscita a scendere per circa 3-4 metri ed è risalita con una manciata di sabbia chiusa nel pugno gridando, felice, che era stata un’esperienza fantastica. Era solo un pugno di sabbia, ma lei, cieca, ha mostrato a me il segreto nascosto delle cose: le emozioni e le risorse di ogni individuo non sono proporzionali alle sue abilità, ma all’entusiasmo ed alla tenacia che ripone in quello che fa».
La cecità, ai tempi di Omero, veniva considerata la condizione ideale per essere poeti, perché è una forma di silenzio che riempie di vita interiore. Certamente avete elaborato un nuovo modo di vedere le persone diversamente abili. «Un disabile spaventa perché non sappiamo che fare e mettiamo al centro della nostra attenzione la cecità o la disabilità. L’impegno di Omero è quello di fare in modo che la disabilità diventi una cosa … normale, mettendo al centro dell’attenzione la persona. Così nascono rapporti umani veri».
Essere ciechi: correre senza sapere dove, contro che cosa, fidarsi di persone che danno istruzioni sul percorso. Non è facile. Cecilia, non vedente, ha 15 anni: nel nuoto ha un futuro olimpico fra i normodotati. Qualche mese fa si è rotta i denti contro il bordo della p
Attorno ad Eugenio i ragazzi scalpitano per parlare di Omero. Michela, 19 anni, è ipovedente: «Ho provato tante emozioni nuove: arrampicare, sciare, fare attività subacquea. Un’esperienza unica! Ma, soprattutto, ho trovato persone molto sensibili». Greta, 11 anni, vedente: «Omero mi ha fatto conoscere tanti ragazzi, molti con handicap, e mi ha aperto gli occhi su un mondo nuovo pieno di difficoltà, ma anche di voglia di fare e di stare in compagnia. Questi ragazzi sono pieni di sorprese!».
Daniele, 17 anni, non vedente: «Che emozione arrampicare e stare sospesi nel vuoto. È fantastico!».
Nicholas, 15 anni, ipovedente: «Omero è uno stile di vita, non uno stile comune, ma uno stile che mette in primo piano le relazioni interpersonali e poi tutto il resto».
Clara, 15 anni, è ipovedente: «Omero e lo sport sono stati un sostegno in un momento difficile e mi hanno aiutato a scoprire che il limite è la mia paura, non solo il mio handicap».
Annalisa ha 21 anni ed è non vedente totale: «Grazie a Eugenio e ai miei amici di Omero ho capito che l’essere non vedenti non è un dramma. Si può vivere tranquillamente anche senza la vista. È come non avere un lettore mp3 o non essere particolarmente bravi nei temi a scuola: non ha importanza, ci sarà sempre un amico che mi aiuterà, che tra l’altro avrà l’occasione di sentirsi utile. Un vantaggio per entrambi. La cosa più preziosa è questa amicizia profonda che ci aiuta a superare con agilità le difficoltà di tutti i giorni».
Paolo Crepaz
Monte Lupone visto da Cori (cresta sud)Difficoltà Facile
Dislivello 540 m
Tempo di salita h 2 ore
Tempo di discesa 1,20 ora
Percorso interessante, non lungo, ripido per un tratto, che sale alla vetta più settentrionale dei Lepini attraverso una magnifica faggeta d’alto fusto.
Dalla cima magnifico panorama verso i Lepini e la costa.![]() |
| Parco Nazionale D' Abruzzo - Madonna di Canneto a Tre Confini - |
Una splendida giornata di sole ha incorniciato per tutto il tempo e i 28 partecipanti che ieri sono saliti sul Monte Cervia. Ci siamo ritrovati tutti al casello di Carsoli . Fino a quel momento come ogni volta accadde non so mai in quanti siamo. Ogni volta è una sorpresa. Giunti al paese di Collegiove ci siamo preparati e subito dopo alcune foto di gruppo abbiamo preso la sterrata che in breve ci ha condotto all’inizio della cresta, il vero strappo da fare per raggiungere la vetta. Oggi parecchi sono stati i nuovi partecipanti dei quali due o forse tre che per la prima volta salivano sulla cima di una montagna. Per me personalmente è stata una gran soddisfazione poterli accompagnare e fargli conoscere questo tipo d'ambiente che tanto amo. Chi si cimentava per la prima volta e i nuovi con già qualche esperienza escursionistica sono stati accolti dallo spirito del gruppo che in qualche modo ha cercato di dare quell'attenzione per far sentire tutti accolti e condividere tutti insieme la gioia di raggiungere la cima. I vari momenti di sosta sono serviti oltre che per ammirare lo spettacolo e scattare varie foto anche per recuperare le energie e scambiare qualche parola per conoscersi. Giunti alla croce poco sotto la vetta, ci siamo goduti il panorama sui sottostanti paesi di Collegiove e San Lorenzo, sulle cime innevate del Gran Sasso, Velino e i Monti Simbruini. Accomodati di fronte a questo dipinto naturale abbiamo consumato con gusto il nostro pranzo. Oggi abbondanza di biscotti e un pane buonissimo fatto da Alessandra. Nelle varie foto fatte ognuno cercava di fermare tutto il bello che glii stava vicino e lontano. I volti affaticati ma contenti erano quelle espressioni da catturare spontanee per far vedere che tutto questo valeva la pena di essere vissuto. Dopo un buon relax ci siamo avviati con una breve discesa e poi con un tratto in salita a quella che è la vera cima del Monte Cervia anche se meno evidente. Giunti alla piccola croce di legno con adiacente una sempice targa in ricordo di un agiovane ragazza abbiamo sostato per un breve tempo volgendo lo sguardo sul lago del turano. Stesi tra un misto d'erba e sassi abbiamo ci siamo fatti baciare ancora una volta dai caldi raggi del sole. Dopo un po’ e con una certa “malinconia” abbiamo lasciato quel posto meraviglioso per intraprendere la discesa. Lungo il sentiero ad uno di noi si sono rotte le scarpe e provvidenzialmente Daniele aveva con sé un poi di scarponcini in più, anche se un pò grandi sono serviti a soccorrere il nostro sfortunato.
Giunti al punto di partenza come di consueto abbiamo optato per una sosta al bar prima di partire per Roma.
Lo scambio degli indirizzi e-mail dei nuovi partecipanti raccolti dalla generosa Michela e la data per il prossimo appuntamento hanno chiuso questa bellissima giornata.
Grazie a tutti.
Domenico
Altre foto della giornate le trovate Cliccando qui sotto
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| Monte Cervia |




Sport, natura e relazionalità
Una volta impostato correttamente il rapporto persona-natura, è possibile riconoscere che, in senso lato, il termine “fraternità” può essere applicato alle relazioni con il cosmo, con se stessi, con gli altri e con l’assoluto, e che praticare un’attività sportiva in un ambiente naturale può aiutarci a vivere bene queste relazioni.
Praticare una attività sportiva in un contesto naturale ci permette di contemplare la bellezza dell’universo: questo incontro con una bellezza relativa potrebbe rimandare spontaneamente ad una bellezza assoluta. Chi pratica lo sport nella natura si immerge nella rete di relazioni tra gli elementi del cosmo: essere di fronte agli altri enti naturali e alla relazionalità tra loro e con noi potrebbe aiutarci a comprendere la nostra creaturalità. L’ambiente naturale, ci aiuta a entrare in rapporto con il cosmo, con noi stessi e con gli altri, ci apre all’incontro con l’assoluto.
Un commento
Inviarmi una e-mail a domenicacondomenico@yahoo.it
Telefonarmi al 348.3956469
Le nostre impronte prima di indossare i ramponi
Roberto compie l'ultimo tratto di cresta prima della vetta
In fondo alcuni scialpinisti incontrati sulla Sella del Cavallo
Io e Roberto in vetta del Terminillo
Roberto alla fine della discesa lungo il Canale Centrale

Dal 28 al 30 marzo 2008 ho partecipato al congresso di sportmeet (http://www.sportmeet.org/) dove ho potuto conoscere un grande uomo, forte alpinista e guida alpina di professione dal nome di Karl Unterkircher. Visitate il suo sito (http://www.karlunterkircher.com/) per conoscere chi è e cosa ha fatto. Prima d’ora di lui avevo soltanto letto delle sue numerose imprese alpinistiche tutte ad alto livello e di qualche intervista rilasciata.
Karl è una persona semplice e umile, e questo lo ha dimostrato da come mi raccontava di se e delle sue scalate. Il suo atteggiamento mi ha fatto sentire subito a mio agio dando vita ad uno scambio di conoscenza reciproco. Ho vissuto un momento molto bello ed emozionante che mi ha fatto vivere e lo ringrazio. Sono stato toccato da come un gran professionista del suo calibro fosse interessato alle poche cose da me fatte in montagna.
Con lui ho vissuto quello che era il titolo del congresso:
SPORTinCREDIBILE
Metti in moto la fraternità
Domenico