Finalmente questo 18 agosto 2007 dopo un attesa di tre anni, siamo riusciti a compiere con delle condizioni meteo molto favorevoli la traversata dei Lyskamm. È stata un’esperienza indimenticabile.
Con Donato Chiampi di Verona (compagno da tanti anni di scalate su ghiaccio e roccia) e Siegfried Komorek di Hockenheim (Germania) ci siamo avventurati in questa scalata.
Che dire della traversate dei Lyskamm... Immaginate di camminare su una lama di coltello bianco con un panorama mozzafiato che non permette di distogliere lo sguardo dai ramponi! Dal Rifugio Gnifetti (3647 m) siamo partiti alle 5,30 risalendo alla luce delle nostre frontali il ghiacciaio del Lys fino al Colle del Lys (4250 m). Lasciando sulla nostra destra la marcata traccia che porta alla Capanna Margherita abbiamo raggiunto la base della nevosa Cresta Est. Prima di affrontarla, ci siamo concessi una breve pausa per bere un po’ di tè caldo e mangiare alcuni pezzetti di cioccolata fondente. Nel frattempo l’alba cominciava ad illuminare una ad una tutte le cime del Monte Rosa creando tutto intorno un ambiente surreale, fantastico molto difficile da descrivere a parole. Cominciamo a scalare. L’attacco della prima Cresta ha una pendenza di circa 45 gradi, davanti a noi due guide con i propri clienti ci hanno aiutato nel seguire la traccia. Dapprima ci siamo mantenuti sul filo, e in seguito scendendo anche di qualche passo sulla precipitante parete nord per non dar troppa confidenza alle suggestive ma infide cornici di neve che il vento delle alte quote ha disegnato lungo tutto lo spartiacque della montagna. Successivamente il pendio della cresta si è addolcito sino a spianare creando così, un susseguirsi di saliscendi molto affilati ed aerei anch'essi percorsi sul filo. Si ha distinta la percezione del vuoto. L’ambiente è grandioso, i ghiacciai pensili del versante settentrionale, la tormentata lingua del Grenzgletscher, mentre in fondo si intravedono come formichine le colonne di alpinisti in marcia alla volta della Capanna Margherita. Un brevissimo passaggio su roccia ci porta alla vetta orientale e alla sua croce semisepolta dalla neve: il punto culminante dei Lyskamm la cima orientale (4527 m.). Qui il panorama è a 360° e con il celo terso abbiamo ammirato tutte le più belle cime, dal Cervino al Monte Bianco dal Gran Paradiso fino in fondo al Monviso e tutta la catena delle montagne Svizzere. Le foto non si sono risparmiate per immortalare questo dono specialissimo avuto in questa giornata. Poche sono le volte in cui ci sono delle condizioni cosi favorevoli nel compiere questa traversata. Infatti spesse volte in questo itinerario il forte vento e la presenza di cornici sono tra le principali difficoltà che posso rendere ancora più difficile il percorso di questa cresta tra le più belle ed ambite delle alpi. Dopo aver dato omaggio alle meraviglie circostanti ci siamo prestati con attenzione nel proseguire in quello che è l’inizio della vera traversata in cresta verso la cima occidentale (4481 m). La cresta per tutta la sua lunghezza di circa 4 km, si è presentata molto aerea ed affilata da seguire fedelmente. Abbiamo proceduto con un passo puntando saldamente i ramponi uno davanti all’altro per quanto si presentava sottile in certi tratti. La piccozza ben puntata a monte ci dava stabilità e sicurezza. La traversata ha presentato alcuni tratti di misto con difficoltà di (III) superando un gruppo di roccette in leggera discesa e un più considerevole risalto roccioso. Continuando su terreno misto alternando passaggi su roccia, neve e ghiaccio siamo arrivati nella cima occidentale. Qui ci concediamo un pò di riposo godendoci un caldo sole. Quanto ci sarebbe piaciuto rimanere a lungo in quel posto di “paradiso” senza dover fare i conti con il tempo per la discesa. Consumando quei pochi minuti che ci siamo concessi per rimanere in vetta riprendiamo la discesa scendiamo la ripida parete Ovest del Lyskamm occidentale, rimanendo vicini al costone roccioso che delimita la parete abbiamo raggiunto così a breve il Colle del Felik (4061 m.). Possiamo vedere anche in lontananza i nostri passi impressi nella neve. Nel Colle del Felik incrociamo la frequentata traccia della via normale al Castore. Prima di proseguire lungo questa traccia che ci avrebbe condotti in breve al rifugio Quintino Sella (3585 m.) ci concediamo un ultimo riposo facendoci baciare dal sole stesi sulla neve. Ci siamo fatti scattare alcune foto da degli alpinisti Spagnoli con dietro le nostre spalle i Lyskamm per ricordare la nostra impresa. Giunti al Quintino Sella abbiamo calcolato che la traversata tra rifugio e rifugio (circa 7 Km) ci ha impegnato per circa sei ore e mezza. La gioia e la soddisfazione nei nostri volti erano incontenibili, una stretta di mano reciproca e un abbraccio sono stati i segni della fiducia e della stima che ognuno aveva verso l’altro. Seguiamo ora l'obbligato percorso attrezzato con funi e ponticelli che velocemente ci porta a raggiungere gli impianti della seggiovia della Bettaforca (2680 m).
lunedì, agosto 27, 2007
La Traversata dei Liskamm (Monte Rosa)
PowerPoint di TUTTE LE ESCURSIONI 2006/7
Ho preparato un PowerPoint di tutte le escursioni fatte nel 2006-7.
E' un pò pesante 100 MB perché non ho avuto il tempo di ridimensionare le foto.
Per chi lo volesse scaricare basta che clicchi sul link sotto.
http://idisk.mac.com/daniele.amurri-Public/ppt_dcd.zip
lunedì, luglio 23, 2007
Semprevisa The End
PIAN DELLA FAGGETTA
LUNGO IL SENTIERO NELLA FAGGETTA
VETTA DEL SEMPREVISA
FONTE SAMBUCO
FONTE SAMBUCOP.S. per vedere tutte le altre foto clicca su:
GUARDA TUTTE LE FOTO DEL BLOG (sulla collonina a DX)
giovedì, luglio 19, 2007
lunedì, luglio 16, 2007
IN SOLITARIA SUL CENTENARIO
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In vetta al Monte Camicia
Nei giorni successivi il 29 giugno scorso, che insieme a Paolo ho percorso una buona parte del sentiero del Centenario al Gran Sasso, (ci siamo fermati alla cima del Monte Prena per poi scendere lungo la via dei laghetti), si è fatta strada In me ripensando al quei momenti, la voglia di riprovare a ripercorrerlo in solitaria e integralmente. Cioè da Vado di Corno fino alla cima del Monte Camicia e scendere al rifugio di Fonte Vetica. L’occasione si è presentata sabato 14 luglio, le condizioni meteo segnalavano tempo buono e anch’io mi sentivo in buona forma.
Partenza da Roma verso le 3 del mattino con arrivo all’attacco del sentiero verso le 5. Faceva ancora buio e il cielo era un manto di stelle. Anche se munito di lampada frontale ho preferito aspettare e incamminarmi con il sorgere dell’aurora che è arrivata all’incirca intorno alle 5.30. Salgo accompagnato dall'aurora che colora di rosso il Corno Grande. Uno spettacolo tanto quotidiano quanto sconosciuto. Ogni tanto mi giro e butto lo sguardo sul punto dove ho lasciato la macchina per vedere se qualche altro escursionista fosse intenzionato a percorrere lo stesso itinerario. Non vedo nessuno. Be!, volevo andare in solitaria, eccomi accontentato. Poco prima delle 7 sono sulla cima del Monte Brancastello. Un vento abbastanza forte mi accoglie. Cerco inutilmente di ripararmi un po’ scendendo dalla cima verso il Vado di Piaverano. Per un momento penso al resto del percorso e ai passaggi soprattutto quelli in cresta da affrontare con un vento così. Decido di continuare fin sotto le Torri di Casanova e poi deciderò il da farsi. Per fortuna il vento cessa e con decisione mi aggrappo alla scaletta metallica e alle successive corde fisse per superare le Torri fino a raggiungere Forchetta di S. Colomba. Sono passate le 9 da qualche minuto. La parte un po’ più alpinistica del percorso inizia adesso. Essendo solo cerco con molta attenzione di affrontare ogni passaggio. Proseguendo con saliscendi su creste a volte strapiombanti raggiungo anche la cima di Monte Infornace. Mi fermo per un breve ristoro e qualche foto. Mi circonda un suggestivo ambiente minerale. I sentiero diventa come già conoscevo un po’ più instabile e si stende lungo pareti mozzafiato e bizzarre guglie calcaree. Superate alcune placche brecciose giungo ad una sella per poi risalire il ripido pendio prima di arrivare in vetta la Monte Prena. L’orologio sena le 10.33. Sulla vetta per alcuni minuti mi fa compagnia un escursionista (il primo della giornata) salito dalla miniera abbandonata. Mi faccio fare un paio di foto e gli chiedo notizie sul percorso che avrei dovuto intraprendere da li a poco. Lo conosceva bene e ho avuto delle informazioni dettagliate. La stanchezza cominciava a farsi un pò sentire e pensando ancora al lungo tratto da fare mi impongo di rimanere concentrato anche se non ci sono delle difficoltà oggettive. Dopo qualche manciata di frutta secca e alcune sorsate di te comincio a scendere verso nord per una ripida falda detritica fino a raggiungere il Vado di Ferruccio. Sono le 11.13. Guardo verso la cima del Monte Camicia e la vedo lontana, stringo i denti per questo ultimo tratto. Alle 12.32 dopo circa 7 ore di cammino sono in vetta al Monte Camicia. Dalla cima la vista è strepitosa, lo sguardo spazia dalle più belle catene dell’ Appennino Centrale al mare. Una gioia profonda mi invade, l’ambiente che mi circonda e gli escursionisti che incontro sulla cima coronano questo momento. Mi raccolgo per un istante e pronuncio in silenzio una preghiera. Cerco di immortalare il tutto con delle foto. Con calma poi mangio qualche cosa e mi riposo prima di affrontare la discesa. Alle 13.10 parto e alle 14.05 sono a Fonte Vetica. Incontro una giovane coppia di Pescara e gli chiedo uno strappo per riprendere la macchina, naturalmente ricompensato da una birra. Al bar dell’ostello di Campo Imperatore con loro festeggio la giornata. Grazie ragazzi!
venerdì, luglio 06, 2007
22 Luglio M. Semprevisa


Monte Semprevisa (1.536 m)
Dislivello: 710 m
Tempo di discesa: 1 ora e 15 minuti
Difficoltà: E - vedi siegazione sulla colonnina di dx
LEGENDA DELLE DIFFICOLTA' ESCURSIONISTICHE
Da Carpineto Romano, l’itinerario prevede una prima tappa al Pian della Faggeta ed una seconda al Piano dell’Erdigheta.

Seguendo la direzione che conduce alla vetta del Monte Erdigheta, si incontra il sentiero che sale a Roccagorga; da qui, svoltando a destra in direzione della cima del Semprevisa, si prosegue tangendo l’Abisso Consolini e si giunge infine al Semprevisa (1.536 m s.l.m.).
La discesa, di poco più di un’ora, prevede un passaggio lungo la cresta boscosa e lungo la Sella del Semprevisa per poi scendere lungo il sentiero che conduce alla cisterna dell’Acqua Mezzavalle; da qui si raggiunge nuovamente il Pian della Faggeta e ci si ricongiunge al punto di partenza.lunedì, luglio 02, 2007
AMORE PER IL MONTE VELINO

Camminando lungo le valli, le creste e i canaloni o canalini di questo massiccio, provo ogni volta delle senz’azioni profonde, come se la natura mi avvolge e mi facesse respirare con i suoi stessi polmoni. Più volte durante l’anno ritorno perché ne sento la sua mancanza. La breve distanza da Roma mi facilita molto e mi stimola a ritornarci spesso. Un altro amore che mi spinge in quei luoghi sono i buoni dislivelli e sviluppi che ci sono in tutti i sentieri. Richiedono sempre un certo impegno ma mi danno una molta soddisfazione dal punto di vista atletico. Dalla cima del Velino poi ho potuto ammirare in vari momenti, quando ho trovato giornate con il cielo terso, la visuale che si gode, arriva sui mari Tirreno ed Adriatico, sui Monti Simbruini, Ernici, Terminillo, Gran Sasso e Maiella.
Insomma non sarà il Gran Sasso o meno ancora le dolomiti o le alpi, ma nel suo insieme è in ogni modo una bella montagna, per chi la sa accogliere diventare un vero amore.
Domenico
sabato, giugno 30, 2007
Sentiero del Centenario al Gran Sasso
VETTA DEL PRENA
INIZIO TORRI DI CASANOVA
DA VADO DI CORNO VERSO IL BRANCASTELLODomenico



