



| Patrica_M. |
PRATICA
ALTOPIANO
VEDUTA
CROCE_RUDERI MONASTEROAppuntamento alle 7,30 in P.zza Bologna davanti al palazzo delle poste.
Chi ha la possibilità di avere l’auto la porti.
Per quelli invece che sono più comodi ad andare direttamente al casello di Frosinone l’appuntamento è per le 8,30.
Da Roma si prende l’autostrada A2 uscendo a Frosinone. Dal casello si segue la direzione verso le Grotte di Pastena e dopo poco si trova l’indicazione di svolta a destra per Patrica. Da Latina si percorre la SS156 dei Monti Lepini fino al bivio per Patrica. Appena giunti a Patrica, si imbocca la galleria sulla sinistra parcheggiando al termine di questa (437m). Il percorso inizia con una scalinata in pietra sulla destra, indicata con il classico segno bianco-rosso.
Parte del percorso è in mezzo alla vegetazione. Prima di intraprende l’ultimo tratto del sentiero per arrivare alla cima si arriva in una zona dove ci sono splendide fontane di acqua sorgiva, fra tutte la famosa fontana "scocciapane", dove è possibile rifocillarsi.
Inizialmente si resta affascinati dalla gigantesca croce in ferro, alta circa 14 metri per circa 50 quintali di peso, portata la sulla cima dai patricani pezzo per pezzo e innaugurata nel 1903. Poi si resta affascinati dalla visuale. La cima di Cacume è un belvedere a 360 gradi: lo spettacolo va dagli appennini, a monte Circeo, dalle isole pontine, alla vasta pianura di Frosinone, dalla maestosa cima di monte Gemma alla splendida valle dell’Amaseno che si può apprezzare nel suo insieme. Sulla cima oltre alla croce c’è una costruzione (vecchia chiesa) ormai diroccata.
Partenza: Patrica (FR) (437 m)
Mèta: Monte Cacume (1095 m)
Catena Montuosa: Lepini
Dislivello: 681 m
Tempi: 2h30' per l'andata
e 1h50' per il ritorno
Durata: 4h20'
Difficoltà: Facile





Tra le dolci e verdi colline della Tuscia Romana, si erge d'improvviso un'unica montagna solitaria e singolare: il Monte Soratte.
Il Monte Soratte offre molte opportunità per associare ad una buona passeggiata un percorso culturale che porta il turista a contatto con luoghi ricchi di storia, dai panorami superbi ed accessibili a tutti in quanto di media difficoltà e durata.
Oggi eravamo in tredici di cui 5 simpaticissimi nuovi amici: Diana, Dea, Chiara, Francesco e Teresa a percorrere i sentieri che s'intrecciano e allo stesso tempo creano degli anelli per poter ammirare la bellezza di questa riserva naturale.
Dal centro del paese di S. Oreste ci siamo incamminati lungo l’itinerario degli Eremi visitando l'eremo di Santa Lucia,
L'eremo di Sant'Antonio, il Monastero e la chiesa di Santa Maria delle Grazie,
l'eremo di San Sebastiano e l'antica abbazia di San Silvestro.
Lungo l'itinerario si possono ammirare alcuni esemplari di lecci secolari che caratterizzato la fisionomia dei boschi che ricoprono il monte.
Proseguendo lungo il sentiero dopo l’ultimo eremo, siamo giunti ai pochi ruderi rimasti della “Casaccia dei ladri”, la leggenda dice essere stata utilizzata dai briganti. Proseguendo ancora un po’ verso il sentiero “Le Grotte”, per poi abbandonarlo e prendere una deviazione a destra giungendo al bel punto panoramico detto “La quadrara dell’aquila”. Da qui ci siamo goduti il panorama sul lago di Bracciano, i Monti Cimini, il Terminillo, Gennaro fino al Velino e altre. Con questa cornice a 360° abbiamo consumato il meritato pranzo. Qui come del resto lungo tutto il percorso, le foto sono servite per fissare i momenti belli di questa giornata. Scendendo lungo il percorso vita siamo giunti all’anfiteatro. Un anfiteatro in mezzo al parco è stata una scoperta davvero interessante. Da qui una breve visita alla grotta di S. Lucia.
Arrivati al paese di S.Oreste visto che avevamo ancora del tempo prima di rientrare a Roma, visto che a Roma c’era la chiusura del traffico fino alle 17, abbiamo pensato di fare una visita nel centro storico del paese gustandosi la tranquillità e il silenzio che si respirava camminando nelle piccole vie e piazze. Questo breve momento è servito per ritemprare la mente dal caos di Roma. Una sosta al bar ha chiuso dignitosamente la giornata prima del rientro.
Grazie a tutta la simpatica compagnia.
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In questi giorni ho fatto una passeggiata nel parco naturale dei Monti Lucretili. Arrivato a Palombara Sabina mi sono portato all’attacco del sentiero che parte sotto la ex funivia vicino ai ruderi del convento di S. Nicola e porta alla vetta del Monte Gennaro. Percorrendo con calma i 25 tornanti del sentiero lungo il bosco, ho raggiunto la vetta della torretta. Il panorama che mi appare in quota appena arrivato è spettacolare, si vede a 360 gradi ovunque, si vedono il Velino, il Gran Sasso, il Terminillo, poi si passa alla pianura Romana, al Soratte, e a tutti i paesi della zona.
Dico tra me e me che sono fortunato ad avere un posto del genere a poca distanza da Roma.
Proseguo fino all'albergo e qui la bellezza è delusa dallo sconforto, tutto l’albergo costruito a fianco dell’arrivo della funivia è distrutto. Noto in oltre ancora alcune ceste della telecabina appese ai cavi ma sopratutto quelle brutte antenne piantate sopra questa montagna. Un vero e proprio disastro ambientale non indifferente lasciato avanzare per così tanti anni. V'invito a fare una passeggiata per capire quello che cerco di dire.
Con una delusione profonda nel cuore per ciò che avevo appena visto mi dirigo verso la cima del Gennaro che dista ormai a poca distanza. Un vento gelido mi accoglie e l’aria frizzante mi riempie i polmoni e mi da un senso di purezza e libertà. Dimentico in pochi minuti l’orrenda visione. Ritornando lungo l’itinerario di salita, passo velocemente davanti a ciò che mi aveva ferito. Voglio ritornare portandomi impresso negli occhi solo il bello che il parco ha voluto donarmi. Mi auguro che chi di dovere intervenga al più presto per risolvere questo grave problema e ridonare bellezza e splendore a questa meravigliosa porzione di natura.
Risaliamo con calma e tutto il bosco fino a giungere una radura. Qui il sentiero prosegue dritto verso Orvinio mentre per la nostra cima dobbiamo girare a sinistra lungo delle rocce calcaree che lungo la cresta completano l’ultimo tratto del nostro percorso. Alle ore 12.30 circa raggiungiamo la cima. Essa consiste in un ometto di sassi nascosto fra gli alberi ed in mezzo è conficcata un’umile croce di legno malferma. Attorno alla croce scattiamo alcune foto di gruppo. Siamo a 1191 m, e il freddo si sente un po’ di più. Ci spostiamo per consumere il pranzo nella radura più sotto riscaldandoci al sole. Possiamo ammirare il panorama sulla cresta del Monte Pellecchia, sul Monte Serrapopolo e la cima del Monte Gennaro imbiancata dalla neve caduta nei giorni precedenti. Per finire e festeggiare, Paolo estrae dal suo zaino una bottiglia di limoncello che data la temperatura sembrava appena uscita dal frigorifero. Un giusto sorso ha terminato il frugale pasto.Per completare l’anello del percorso siamo riscesi per il sentiero n 309 passando lungo il confine che delimita il comune di Poggio Moiano con quello di Scandriglia. Scendendo abbiamo potuto ammirare e fotografare i doni di questa giornata. Il panorama spaziava dal Monte Soratte al Monte Terminillo. La flora che grazie all’occhio attento e la conoscenza del nostro Pino, è stata ammirata e conosciuta. Alle 14.50 terminiamo il giro nei pressi del fontanile ghiacciato di Fonte Castello vicino al punto di partenza. Qui le nostre due giovani escursioniste non ancora stanche della giornata, hanno dato sfogo ad un improvvisato pattinaggio sul ghiaccio sulle pozze d’acqua ghiacciata davanti al fontanile. Oggi la nostra escursione ci ha lasciato un bel momento di condivisione e una conoscenza della natura sotto il suo manto invernale.
Domenico
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