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lunedì, agosto 25, 2008

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Erri De Luca


Qualche ora con l'amico scrittore e scalatore Erri De Luca rivisto a Ciaminades (Val Badia - Trentino)) da degli amici in comune.

Come altre volte mi è successo passare qualche momento con una persona così straordinaria mi ha lasciato dentro qualche cosa di bello, di positivo, di essenziale e importante su certi valori della vita e di come spenderla per qualcuno.

Riporto sotto uno stralcio tratto da uno dei suoi tanti libri scritti che mi ha molto colpito.  


D: “Ma tu vuoi essere per una volta il prossimo di qualcuno?”, domanda una voce femminile nelle pagine di Il contrario di uno. Che significa essere “il prossimo di qualcuno”?

Quando si dice in termini cristiani “ama il prossimo tuo come te stesso” sembra che tu debba amare tutto il mondo perché tutto il mondo è prossimo. È vero il contrario. Il prossimo è il superlativo di vicino, è il vicinissimo. Solo quello che ti sta vicinissimo tu puoi farcela ad amare, solo quello. Il contrario di uno non è zero, è due. Il due è la possibilità dell’incontro. Il due non è il raddoppio della mia personalità, ma il contrario della mia solitudine, l’interruzione, il brusco scioglimento, l’azzeramento della mia solitudine.

martedì, luglio 29, 2008

Mariapoli Vacanze Folgarida 2008






Grazie a tutti per aver condiviso in questi posti meravigliosi l'esperienza di una grande famiglia.
Domenico (Dono)

Altre foto le trovate cliccando nell'icona sotto

Mariapoli Vacanze Folgarida 2008

venerdì, luglio 18, 2008

La montagna chiama



È sepolto per sempre nei ghiacci del Nanga Parbat, un 8.000 del Kashmir. Karl Unterkircher era un uomo che cercava sempre, nella vita, la vetta più alta.

È il 13. Luglio. Sono sdraiato nella mia tenda. Cerco di addormentarmi, ma la mia mente è confusa da tante domande. I miei pensieri vanno sempre al Nanga Parbat, alla parete Rakhiot. Le scariche di ghiaccio mi procurano paura. La responsabilità mi procura ansia, pensando frequentemente a casa, ai miei cari. Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c’è la vita. Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio: se ci chiama dobbiamo andare. Sono cosciente che l’opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: “Cosa sono andati a cercare là? Ma chi glielo ha fatto fare?”. Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna chiama!”

Sono le ultime parole scritte da un uomo che, nella vita, cercava vie esclusive. I sognatori e i bambini sanno dare forma alle nuvole. Karl era uno di quegli alpinisti che sanno intuire, dove altri non vedono nulla, disegni ed ombre persi tra le pieghe d'immobili rocce e ne fanno la traccia per la loro impresa. Lui, infatti, entrato nella storia dell’alpinismo per aver scalato, senza ossigeno, Everest e K2 in meno di due mesi, non cercava i record, non aveva alcun interesse a collezionare tutti gli 8.000. Le sue imprese sono state altre. Unterkircher amava sbrogliare i “problemi” non ancora risolti delle grandi pareti del mondo: il versante nord del Genyen, 6240 metri, in Cina; lo spigolo sud del Jasemba, 7350 metri, al confine tra Nepal e Tibet; la parete nord del Gasherbrum II (8035 metri). Tutte vie dove nessuno prima era mai riuscito. Anche per la sua ultima impresa aveva scelto un percorso inviolato: del già infernale Nanga Parbat, la “montagna assassina” (duecento hanno tentato di scalarla, oltre sessanta non sono tornati) aveva adocchiato da tempo la terribile parete Rakhiot. Una slavina, mentre guidava i compagni, Nones e Kehrer, lo ha sepolto lì, per sempre, in un crepaccio.

“Ogni tanto parlavamo della morte. Lui sentiva che una volta o l’altra sarebbe rimasto sulle montagne. Almeno so che adesso è nel posto che amava più di tutti”. Silke, la moglie di Karl, è una donna minuta, semplice, forte. Crescerà i figli, Alex, Miriam e Marco di 6, 3 e 1 anno, spiegando loro che il loro papà è forte, che ha già raggiunto la vetta, che è volato in cielo, che sarà loro vicino come quando li portava in braccio e raccontava loro le favole per addormentarli. Gli pesava infinitamente stare lontano da casa. Un paio di mesi fa, al congresso di Sportmeet, incantando tutti con le sue parole e le sue immagini, spiegava: ”Nell’arrampicare sperimento spesso la mia felicità: credo che tutto nella vita abbia un senso, anche se a volte mi chiedo perché sono lì, chi me lo fa fare. Ma poi, una volta tornato a casa, dopo due settimane sono già lì a pensare quale sarà la prossima avventura.”

Amava la natura: camminando, sciando, arrampicando riusciva a sentirsene parte. Cercava ogni volta di capire sempre meglio quale fosse il suo posto in quel mosaico misterioso ed affascinante. Era esperto e prudente, sempre pronto ad imparare. Da tutto e da tutti. Con me si lamentava di non saper comunicare: chissà se lo pensava davvero. Non erano le parole a farlo un maestro del “dire qualcosa”, ma i suoi silenzi, il suo continuo interrogarsi e mettersi in discussione, la sua profonda vita interiore che colpiva chiunque lo incontrasse. Karl era un uomo che, nella vita, cercava la vetta più alta. E di questa sua ricerca ti faceva partecipe, ti coinvolgeva, ti trasmetteva l’inquietudine e la speranza, ti accendeva in cuore sempre nuove frontiere. C’eravamo lasciati così: “Al ritorno dal prossimo 8.000 ti vengo a cercare: in Tibet ho visto tanta povertà, tanti bambini che non hanno nulla. Dobbiamo fare un progetto per loro.”

Prima di una delle ultime spedizioni era andato al Monte Kailash, la montagna sacra, in un monastero vicino al Lago Manasaravar: “Un’esperienza bellissima che ho potuto condividere con amici: ho acceso una candela pregando alle spedizioni prossime.
Ancora una volta mi sono chiesto il perché di dover andare lí: se tutto, nella vita, ha una spiegazione spero proprio di trovarla, prima o poi. C’è una frase del Dalai Lama che mi guida: “Vivere in modo giusto e sereno é possibile solamente se siamo consapevoli, che prima o poi moriremo.””

Paolo Crepaz

Dall’alpinismo internazionale, Karl Unterkircher, era considerato il più forte ed il più coraggioso per le sue imprese (www.karlunterkircher.com), ma da tutti era considerato un uomo buono, semplice, generoso.

mercoledì, luglio 16, 2008

Arrivederci Karl Unterkircher

In questi giorni tentando una via nuova sul Nanga Parbat
un grande Alpinista
un grande Amico
un grande Uomo
ci ha lasciato.
Resterai però sempre nel mio cuore.

Ciao Karl


lunedì, luglio 14, 2008

Pensare, pregare, sorridere






Trekking del Cristo Pensante: camminare e riflettere guidati dai pensieri di grandi figure del cristianesimo

 Chiara Lubich amava il Trentino e le sue montagne. Le vacanze sue e delle prime compagne fra le montagne di Tonadico e Fiera di Primiero, dal ’49 al ‘59, divennero le prime Mariapoli, gli incontri estivi del nascente Movimento dei Focolari. 

Non poteva trovare collocazione più significativa un sentiero di montagna dedicato a Chiara accanto ad altri intitolati a grandi figure significative del cristianesimo: San Francesco, Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta. Prende il nome di Trekking del Cristo Pensante perché sulla cima del Monte Castellazzo, 2.333 metri, meta del percorso, una cattedrale naturale con il più affascinante panorama delle Pale di San Martino, troverà posto l'originale figura in pietra bianca, in grandezza naturale, opera di Paolo Lauton, di un Cristo in meditazione, la corona di spine realizzata con filo spinato della Grande Guerra. Accanto, una croce in ferro, vuota.

Il progetto sta prendendo forma in questi mesi ed a settembre sarà inaugurato: percorsi facili, alla portata di tutti, un’ora e mezza al massimo, con partenza da Capanna Cervino, sopra Passo Rolle, passando da Baita Segantini, costeggiando la stupenda Val Venegia fino alla cima.

Ma la vetta da raggiungere è prima di tutto una vetta spirituale: il trekking è infatti un percorso escursionistico improntato alla riflessione ed alla ricerca interiore. La figura del Cristo Pensante, in linea con le tradizioni montanare cristiane, non è una proposta confessionale, ma aperta agli uomini di ogni convinzione ed ai credenti di ogni religione: ciascuno, leggendo i pensieri di queste grandi figure che hanno saputo parlare all’umanità intera, può trovare la propria ispirazione.

Basta leggere le parole di Madre Teresa scritte sulla base di roccia del Cristo: “Trova il tempo di pensare, trova il tempo di pregare, trova il tempo di sorridere”. L'idea del trekking è venuta a Pino Dellasega, un appassionato istruttore di nordic walking, la camminata con i bastoncini: “Mi trovavo in Val Venegia quando ho visto un mussulmano tutto solo pregare davanti alle nostre montagne. Ho compreso come la natura possa accendere la spiritualità che vive in ogni uomo. Così è nata l’idea del trekking e la convinzione che si possano proporre occasioni di brain walking, camminare con la mente muovendo il fisico, in perfetto equilibrio.”

“Il trekking – spiega ancora Dellasega – vuole essere una palestra per pensare, farsi domande e trovare risposte. Per sedersi, immersi nel tramonto, accanto al Cristo Pensante, per capire quanto piccolo sia l’uomo e quanto grande sia l’universo. E, nel momento in cui il sole è andato a dormire, far posto ad una coperta di stelle per capire che non sei tu che guardi la natura, ma è Lei che ti osserva. In quel momento ciascuno potrà sentirsi un po’ più ricco e potrà guardare tutto con una prospettiva nuova”.

 Paolo Crepaz

lunedì, giugno 23, 2008

"Affollamento" al Rif. Sebastiani






Ore 10 partenza dalla ex miniera di bauxite di Campo Felice. Un caldo sole per tutta la giornata ha baciato il volto dei circa 40 partecipanti lasciando in ciascuno il segno.
Le creme protettive oggi si sono consumate in abbondanza. Il lungo "serpentone"dai vari colori dati dai cappellini, magliette e zaini si staccava armoniosamente in mezzo ai verdi pascoli della Valle del Puzzillo e dalla cornice di rocce e cielo. Diversi i nuovi che si sono aggiunti invitati dal passaparola e dal rigiro di email ormai sempre più ampio. Con tutti siamo giunti al rifugio senza alcun problema e alcuni non ancora del tutto stanchi hanno voluto continuare oltre il rifugio fino a raggiungere la croce posta sulla cima del Costone Orientale (2271m). L'età anagrafica oggi andava dal quindicenne Valerio che non ha mollato mai fino alla fine a cui vanno i miei complimenti (VAI VALE!), fino alla mitica Marina ormai settantenne e che di sentieri ne ha calpestati quanto basta ma che non si fa staccare da nessuno (ALTRE 100 DI QUESTE ESCURSIONI MARI). I più veterani del gruppo hanno saputo come sempre accogliere chi veniva per la prima volta in un clima famigliare e sereno. Al rifugio ormai aperto per la stagione estiva siamo stati accolti dai gestori con un pò di sorpresa per il folto numero. Da parte nostra con il consumo di caffè, bevande e qualche piatto di pasta li abbiamo contraccambiati per il benvenuto. Il riposino oggi al sole ci è stato tutto. Le foto scattate sono state più del solito visto il gran numero di macchinette fotografiche. Per il ritorno un gruppetto ha preferito scendere lungo la cresta tutti gli altri invece per il sentiero per ritrovarci poi al punto di partenza. Alla fine della giornata tra volti rossi per il tanto sole preso il sorriso di ciascuno testimoniava di come questa giornata insieme pur non conoscendoci tutti abbia lasciato in ciascuno un segno positivo e la voglia di rivederci ancora. A tutti un grazie e un arrivederci alla prossima Domenico ALTRE FOTO LE POTETE VEDERE CLICCANDO NELL'ICONA SOTTO

Rifugio Sebastiani



mercoledì, giugno 18, 2008

Dom. 22 Giugno Rif. Sebastiani da Campo felice




Appuntamento alle h 7.30 in Piazza Bologna davanti alle poste chi può porti la macchina, o alle 8.30 all'uscita del casello autostradale di Tornimparte (Roma_L'Aquila).

Difficoltà Facile
Dislivello 600 m
Tempo di salita h 2.30
Tempo di discesa h 1.30

Percorso interessante e panoramico con la prima parte sotto dei magnifici faggi per poi uscire sulla Valle del Puzzillo fino al rifugio.
Sono consigliati gli scarponi.
La maggior parte dell'escursione sarà al sole e lungo il percorso non ci sono fonti, portatevi dell'acqua, un cappellino e un paio di occhiali da sole.

Il rifugio è aperto e volendo si può mangiare un pasto caldo (casto per un primo £ 8,00).

Vista dal rifugio sui Piani di Pezza



domenica, giugno 15, 2008

CHE PORCHETTATA






Questa sera la per chi pensava di resistere alla dieta gli è andata male, possibilità di salvarsi zero.
A parte la battuta è stata una serata molto semplice e divertente che ha voluto chiudere prima di andare in vacanza un anno di gite fatte insieme anche se per la verità domenica 22 giugno ci sarà probabilmente l'ultima. La partecipazione di una novantina di persone, la visione delle foto montate su un DVD dal mitico Michele, la degustazione dell'ottima porchetta di Cioli, un buonissimo vino della Sabina fornito dall'esperto Berardo e alcuni dolci fatti in casa hanno accompagnato le conversazioni e la conoscenza fra tutti i partecipanti. Parecchie le persone nuove che si sono aggiunte e sono state informate da quelli che già hanno partecipato alle escursioni di come esse si svolgono e dello spirito che si cerca di vivere durante ogni uscita. Durante la serata parlando con tanti veniva in rilievo quanto sono importanti delle giornate trascorse a contatto con la natura e il desiderio di dare la possibilità a tutti di raggiungere l'obiettivo anche se questo a volte comporta un dover adeguarsi a ritmi diversi dai propri per aiutare un altro. Questo però fa si che si instaurino dei rapporti di amicizia profondi dove tutti si sentono accolti per quello che sono e ognuno può dare o ricevere qualche cosa.
Sono molto contento per quello che si è costruito all'interno di questo gruppo in questo periodo e ringrazio personalmente ciascuno per il proprio apporto e la propria disponibilità perché ciò si potesse realizzare.
Concludendo è stata una bella serata per sigillare con un momento di festa questo secondo anno di  Domenica Con Domenico.
Ciao Domenico

Le foto sono state scattate da Berardo
    

venerdì, giugno 13, 2008

ECOMOSTRO DEL MONTE GENNARO


Questo è quello che esiste oggi sotto il povero Monte Gennaro





Se non si fa qualcosa questo è quello che ci sarà a breve.
Simulazione dell'impatto sulla vetta del Monte Gennaro.
Radio Subasio si appresta a realizzare un'antenna di 92 metri per 10 di lato con edifici tecnici a 1200 metri di quota.



Parco Regionale Monti Lucretili

Tempo fa ho pubblicato in questo blog un post in cui denunciavo lo stato di totale abbandono e degrado che ho trovato salendo sul Gennaro da Palombara Sabina. Mi riferisco al vecchio all'albergo, alla seggiovia e alla selva di antenne che li vi sono state infisse, rendendo questo pezzo di parco inaccettabile.
Ora questa nuova ipotesi di installare un' antenna ancora più alta delle altre vuol dire che a certa gente non ne può fregare di meno della salvaguardia del parco e tanto meno di voci come la mia. 
Spero che tutte le sezioni del CAI del Lazio a di altre regioni, associazioni come il WWF, LEGA AMBIENTE, ASSOCIAZIONI  ESCURSIONISTICHE, GUARDIA PARCO  e tutti quelli sensibili a questo genere di problemi si mobilitino per far sentire con forza la propria voce.

NON E' POSSIBILE FERMIAMOLI.....

Domenico


 



domenica, giugno 08, 2008

SERATA DI FESTA


Carissimi,
ho pensato per chi lo desidera di organizzare una serata per stare insieme e ricordare attraveso la proiezione di un DVD le varie escursioni fatte in questo periodo. Come potete vedere dal volantino allegato è previsto un menù per aliettare la serata. Il contributo richiesto è finalizzato a sostenere le spese e magari poter finanziare qualche progetto in aiuto di chi ha più bisogno.

Ciao Domenico
P.S. Sono invitati anche i vostri amici

lunedì, maggio 12, 2008

PRIMAVERA SUL MONTE LUPONE





L’escursione di oggi è stata un inno della primavera. L’abbiamo potuta ammirare nel pieno della sua esplosione lungo tutto l’itinerario che da Campo Segni porta sulla cima del Monte Lupone. Pascoli ricchi di fresca erba sfamavano i molti animali che vi pascolavano, alberi di meli in fiore stagliavano i propri rami in un cielo azzurro e un’incantevole faggeta respirava  con noi dopo il risveglio invernale. Ogni angolo raggiunto mostrava un pezzetto del quel fascino che questi monti sanno racchiudere. Il prezzo da pagare per ammirare le bellezze ivi nascoste non è stato molto alto, un pizzico di volontà e un po’ di fatica sono bastati per pagare il biglietto per lo spettacolo.  Giunti sulla cima sembrava che tutti gli scorci ammirati in precedenza si unissero e si dispiegassero come un ventaglio a 360°. Non ci sono molte parole da dire quando ti trovi davanti a uno scenario così. Bisognerebbe restare in silenzio e lasciare gli occhi liberi di osservare e contemplare. E’ bello poi come spesso succede comunicarci le proprie emozioni in modo che ognuno possa conservare dentro di se anche ciò che gli altri del gruppo hanno vissuto. Personalmente lo ritengo un gran dono.

Grazie perciò a ciascuno per questa giornata.

Domenico 


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Monte Lupone