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lunedì, agosto 27, 2007

La Traversata dei Lyskamm (Monte Rosa)








PowerPoint di TUTTE LE ESCURSIONI 2006/7


Ciao a tutti e ben tornati dalle vacanze. Mi auguro che vi siate riposati e divertiti.
Ho preparato un PowerPoint di tutte le escursioni fatte nel 2006-7.
E' un pò pesante 100 MB perché non ho avuto il tempo di ridimensionare le foto.
Per chi lo volesse scaricare basta che clicchi sul link sotto.

http://idisk.mac.com/daniele.amurri-Public/ppt_dcd.zip

lunedì, luglio 23, 2007

Semprevisa The End

PIAN DELLA FAGGETTA
LUNGO IL SENTIERO NELLA FAGGETTA
VETTA DEL SEMPREVISA
FONTE SAMBUCO
FONTE SAMBUCO

Carissimi, con questa escursione e i suoi 15 partecipanti, tre nuovi di cui Marco un giovane pachistano che per la prima volta si imbatteva con la montagna, si sono concluse prima della pausa estiva le nostre uscite mensili. Anche quella di ieri nonostante il caldo che un pò ci è stato alleviato grazie alla bellissima faggeta, è stata una giornata bella e impegnativa. Da Pian della Faggetta e per tutta la salita al Semprevisa, siamo stati immersi in un ambiente molto bello e caratteristico con la sua atmosfera solitaria e selvaggia. In questo abitat e mantenendo un passo abbastanza moderato, abbiamo superato il primo tratto di strada bianca un pò lungo per la verità e anche abbastanza monotono. Ma appena ci siamo incamminati lungo il sentiero che si inoltrava nel bosco la monotonia della prima ora si è dissolta nel verde e ombroso manto donatoci da dei faggi merravigliosi. Camminavamo con attenzione sopra un tappetto di foglie morbide che avvolgevano i nostri scarponi ma che allo stesso tempo noscondevano sassi infidi pronti a farci scivolare. Oggi le pause sono state dovute alla calura più frequenti del solito, l'acqua abbondante che ognuno portava nel proprio zaino ad ogni sosta veniva bevuta con avidità per compensare l'abbondante sudorazione. Usciti dal bosco per rimontare la cresta finale che ci avrebbe portato in vetta, un'altro scorcio di diversa belleza dai precedenti si è presentato all'improvviso davanti ai nostri occhi. Pur se la giornata era velata da una lieve foschia,la vista su tutta la piana Pontina non ha potuto come in tanti altri momenti della la giornata non essere immortalata nelle nostre macchine fotografiche. Giunti in vetta alcuni dopo aver sopportato il caldo e la fatica della salita giustamente hanno cercato un posto all'ombra di alcuni faggi per consumare il pranzo e godersi un momento di relax con un breve pisolino. ALtri invece rimasti seduti sotto la croce di vetta hanno preferito prendere un pò di tintarella. Come sempre le foto di gruppo hanno coronato il nostro momento. Rifatti gli zaini abbiamo iniziato la discesa prenderdo il sentiero che conduce alla Fonte Sambuco per far rifornimento di acqua ormai ormai giunta agli sgoccioli e per darci una rinfrescata. Un posto anche questo molto affascinante o originale per aluni versi. Una grotta da cui scorga dell'acqua fresca e buona che attravero una conduttura vene portata in una vasca. Sopra la grotta scritte scalfite sulla roccia che riportano i nomi e le date deglie scursionisti passati di li. E ancora in una piccola nicchia con un altrettanto piccola statuina di Maria. Riempite le boracce abiiamo ripreso la via del ritorno. Rispetto all'andata però abbiamo preso il sentiero che passa in mezzo a tutta la faggeta evitando gran parte della strada bianca e che in breve ci ha riportati al punto di partenza. Affaticati ma contenti della giornata ci siamo lasciati con l'augurio di trascorrere delle buone vacanze e dandoci l'appuntamento per la nostra prossima uscita.
Domenico

P.S. per vedere tutte le altre foto clicca su:
GUARDA TUTTE LE FOTO DEL BLOG (sulla collonina a DX)

lunedì, luglio 16, 2007

IN SOLITARIA SUL CENTENARIO

Sulla cima del Monte Brancastello
Sulla vetta del Prena
Vado di Ferruccio
sa sul Monte Camicia
In vetta al Monte Camicia

Nei giorni successivi il 29 giugno scorso, che insieme a Paolo ho percorso una buona parte del sentiero del Centenario al Gran Sasso, (ci siamo fermati alla cima del Monte Prena per poi scendere lungo la via dei laghetti), si è fatta strada In me ripensando al quei momenti, la voglia di riprovare a ripercorrerlo in solitaria e integralmente. Cioè da Vado di Corno fino alla cima del Monte Camicia e scendere al rifugio di Fonte Vetica. L’occasione si è presentata sabato 14 luglio, le condizioni meteo segnalavano tempo buono e anch’io mi sentivo in buona forma.
Partenza da Roma verso le 3 del mattino con arrivo all’attacco del sentiero verso le 5. Faceva ancora buio e il cielo era un manto di stelle. Anche se munito di lampada frontale ho preferito aspettare e incamminarmi con il sorgere dell’aurora che è arrivata all’incirca intorno alle 5.30. Salgo accompagnato dall'aurora che colora di rosso il Corno Grande. Uno spettacolo tanto quotidiano quanto sconosciuto. Ogni tanto mi giro e butto lo sguardo sul punto dove ho lasciato la macchina per vedere se qualche altro escursionista fosse intenzionato a percorrere lo stesso itinerario. Non vedo nessuno. Be!, volevo andare in solitaria, eccomi accontentato. Poco prima delle 7 sono sulla cima del Monte Brancastello. Un vento abbastanza forte mi accoglie. Cerco inutilmente di ripararmi un po’ scendendo dalla cima verso il Vado di Piaverano. Per un momento penso al resto del percorso e ai passaggi soprattutto quelli in cresta da affrontare con un vento così. Decido di continuare fin sotto le Torri di Casanova e poi deciderò il da farsi. Per fortuna il vento cessa e con decisione mi aggrappo alla scaletta metallica e alle successive corde fisse per superare le Torri fino a raggiungere Forchetta di S. Colomba. Sono passate le 9 da qualche minuto. La parte un po’ più alpinistica del percorso inizia adesso. Essendo solo cerco con molta attenzione di affrontare ogni passaggio. Proseguendo con saliscendi su creste a volte strapiombanti raggiungo anche la cima di Monte Infornace. Mi fermo per un breve ristoro e qualche foto. Mi circonda un suggestivo ambiente minerale. I sentiero diventa come già conoscevo un po’ più instabile e si stende lungo pareti mozzafiato e bizzarre guglie calcaree. Superate alcune placche brecciose giungo ad una sella per poi risalire il ripido pendio prima di arrivare in vetta la Monte Prena. L’orologio sena le 10.33. Sulla vetta per alcuni minuti mi fa compagnia un escursionista (il primo della giornata) salito dalla miniera abbandonata. Mi faccio fare un paio di foto e gli chiedo notizie sul percorso che avrei dovuto intraprendere da li a poco. Lo conosceva bene e ho avuto delle informazioni dettagliate. La stanchezza cominciava a farsi un pò sentire e pensando ancora al lungo tratto da fare mi impongo di rimanere concentrato anche se non ci sono delle difficoltà oggettive. Dopo qualche manciata di frutta secca e alcune sorsate di te comincio a scendere verso nord per una ripida falda detritica fino a raggiungere il Vado di Ferruccio. Sono le 11.13. Guardo verso la cima del Monte Camicia e la vedo lontana, stringo i denti per questo ultimo tratto. Alle 12.32 dopo circa 7 ore di cammino sono in vetta al Monte Camicia. Dalla cima la vista è strepitosa, lo sguardo spazia dalle più belle catene dell’ Appennino Centrale al mare. Una gioia profonda mi invade, l’ambiente che mi circonda e gli escursionisti che incontro sulla cima coronano questo momento. Mi raccolgo per un istante e pronuncio in silenzio una preghiera. Cerco di immortalare il tutto con delle foto. Con calma poi mangio qualche cosa e mi riposo prima di affrontare la discesa. Alle 13.10 parto e alle 14.05 sono a Fonte Vetica. Incontro una giovane coppia di Pescara e gli chiedo uno strappo per riprendere la macchina, naturalmente ricompensato da una birra. Al bar dell’ostello di Campo Imperatore con loro festeggio la giornata. Grazie ragazzi!

Note: ho trovato tutto il sentiero ben segnato e con una buona manutenzione.

Domenico

venerdì, luglio 06, 2007

22 Luglio M. Semprevisa



Da un punto di vista geomorfologico, queste montagne sono caratterizzate da pronunciati fenomeni carsici. Per questo motivo, su questo territorio non è infrequente trovare voragini, grotte e pozzi, che costituiscono motivi d'interesse speleologico fra i più rilevanti del Lazio e di tutta l'Italia Centrale.
Monte Semprevisa (1.536 m)
Da Carpineto Romano (604 m) per Pian della Faggeta (880 m) e il Piano dell’Erdigheta (1198 m), discesa per l’Acqua Mezzavalle.

Dislivello: 710 m
Tempo di salita: 2 ore e 30 minuti
Tempo di discesa: 1 ora e 15 minuti
Difficoltà: E - vedi siegazione sulla colonnina di dx
LEGENDA DELLE DIFFICOLTA' ESCURSIONISTICHE

Da Carpineto Romano, l’itinerario prevede una prima tappa al Pian della Faggeta ed una seconda al Piano dell’Erdigheta. Seguendo la direzione che conduce alla vetta del Monte Erdigheta, si incontra il sentiero che sale a Roccagorga; da qui, svoltando a destra in direzione della cima del Semprevisa, si prosegue tangendo l’Abisso Consolini e si giunge infine al Semprevisa (1.536 m s.l.m.). La discesa, di poco più di un’ora, prevede un passaggio lungo la cresta boscosa e lungo la Sella del Semprevisa per poi scendere lungo il sentiero che conduce alla cisterna dell’Acqua Mezzavalle; da qui si raggiunge nuovamente il Pian della Faggeta e ci si ricongiunge al punto di partenza.

lunedì, luglio 02, 2007

AMORE PER IL MONTE VELINO


Ormai sono diverse le ascensioni che ho fatto sulla cima del Monte Velino (2486 m), situato sul parco naturale d’Abruzzo Velino Sirente, sia nei periodi estivi che invernali. Da qualsiasi sentiero ci s’incammini per salire sulla sua vetta, i paesaggi cambiano da versante a versante. Ognuno diverso, ricco di particolari naturalistici, ciascuno con una propria caratteristica bellezza.
Il Velino solare e roccioso che si alza dal Fucino. Sul versante opposto invece è più dolce, scende verso i grandi pianori di Pezza e Campo Felice. Il Velino dalle stupende faggete della Valle Cerchiata e della Valle di Teve quest’ultima con il muraglione roccioso del Muro lungo.
Camminando lungo le valli, le creste e i canaloni o canalini di questo massiccio, provo ogni volta delle senz’azioni profonde, come se la natura mi avvolge e mi facesse respirare con i suoi stessi polmoni. Più volte durante l’anno ritorno perché ne sento la sua mancanza. La breve distanza da Roma mi facilita molto e mi stimola a ritornarci spesso. Un altro amore che mi spinge in quei luoghi sono i buoni dislivelli e sviluppi che ci sono in tutti i sentieri. Richiedono sempre un certo impegno ma mi danno una molta soddisfazione dal punto di vista atletico. Dalla cima del Velino poi ho potuto ammirare in vari momenti, quando ho trovato giornate con il cielo terso, la visuale che si gode, arriva sui mari Tirreno ed Adriatico, sui Monti Simbruini, Ernici, Terminillo, Gran Sasso e Maiella.
Insomma non sarà il Gran Sasso o meno ancora le dolomiti o le alpi, ma nel suo insieme è in ogni modo una bella montagna, per chi la sa accogliere diventare un vero amore.
Domenico

Foto in inverno e primavera (clicca sotto)

sabato, giugno 30, 2007

Sentiero del Centenario al Gran Sasso

VETTA DEL PRENA

INIZIO TORRI DI CASANOVA
DA VADO DI CORNO VERSO IL BRANCASTELLO
Venerdì 29 giugno io e Paolo partiamo di buon ora da Roma e alle 6.35 dopo aver lasciato la carrozzabile per Campo Imperatore per il bivio di Sant'Egidio, ci incamminiamo lungo la mulattiera che porta a Vado di Corno. La giornata è splendida e una magica atmosfera ci avvolge nel magnifico paesaggio circostante. L'aria del mattino è fresca e frizzante e ci aiuta ad affrontare con un passo regolare la salita. La voce silenziosa della natura viene interrotta di tanto in tanto da qualche nostra breve conversazione. Lungo la cresta che ci conduce in vetta al Monte Brancastello ammiriamo la straordinaria bellezza del paesaggio che si staglia a 360° . Un breve momento di sosta per un sorso d'acqua e uno sguardo verso le Torri di Casanova, prossimo punto di arrivo. Alle nostre spalle il Corno Grande si mostra a noi con tutta la sua magnificenza. Il sole comincia a farsi sentire e con i suoi raggi ci illumina e ci riscalda. Dopo una breve discesa giungiamo al Vado di Piaverano e in breve sotto la prima Torre di Casanova. Divertendoci affrontiamo lungo scalette e funi metalliche la prima torre. L'umore ci sale e siamo felici ed entusiasti del bel percorso che via via si presenta, pur consapevoli che sarà ancora lungo e faticoso. Con sali e scendi per pendii brecciosi, raggiungiamo la Forchetta di Santa Colomba. Saliamo poi un breve camino con scaletta e dopo alcune corde fisse guadagnamo la cima di Monte Infornace. Il panorama cambia continuamente e ci mostra nuovi scorci di differenti bellezze. Dinanzi a ciò ci sentiamo molto piccoli, possiamo solo contemplare. Anche le foto che cerchiamo di catturare per immortalare questi momenti non saranno di certo in grado di mostrare ed esprimere tutto quello che vediamo, sentiamo, respiriamo. Con negli occhi impressi tutti questi attimi continuiamo il nostro cammino affrontando ptima una sella e poi lungo un ripido pendio un pò esposto raggiungiamo la cresta che in breve ci porta in cima al Monte Prenna. Guardiamo l'orologio che vediamo che sono le 11,15. A questo punto un pò di stanchezza comincia a farsi sentire. Ci consultiamo su come stiamo e valutiamo il tempo che avremmo impiegato per la discesa, ma soprattutto che non abbiamo la macchina a Fonte Vetica. Essendo per giunta venerdì avremmo trovato qualche buon anima che ci avrebbe dato un passaggio fino al punto di partenza? Fatte le varie valutazioni decidiamo di scendere e optiamo per la Via dei Laghetti che si innoltra lungo un canalone a sud. Dopo esserci sfamati e dissetati abbiamo scattato, e via lungo la discesa lungo in un ambiente selvaggio e mai banale incontrando alcuni passaggi di II e III-. Abbiamo potuto ammirare le suggestive pozze d'acqua (i laghetti). Giunti al vallone della Canala e oltrepassato il fontanile di San Lorenzo e un paio di ricoveri, abbiamo affrontato il lungo pianoro che conduce alla strada asfaltata sbucando nei pressi del bivio di Santo Stefano di Sessanio. Stanchi e accaldati abbiamo confidato nella provvidenza di qualche passante automunito per un passaggio. Le prime rare macchine, ai nostri segni autostoppistici hanno tirato dritte. Abbiamo cosi percorso circa tre chilometri prima che un generoso giovane romano si sia fermato e reso disponibile per il passaggio. Che dolce sollievo aver appoggiato i nostri fodo schiena su quei morbidi sedili rinfrescati dell'aria condizionata. Dopo un caloroso ringraziamento al nostro benefattore ci siamo velocemente cambiati e inforcata la macchina ci siamo diretti a una dei bar di Fonte Cerreto per festeggiare non solo la magnifica giornata trascorsa ma anche Paolo visto che ieri era il suo onomastico, naturalmente in conto delle fresche birre e degli stuzzichini che le accompagnavano è toccato a lui.

La fatica fatta è stata di gran lunga appagata in questo bellissimo giro.
Domenico

lunedì, giugno 18, 2007

Musica, Montagna, Mare, un tris vincente per questo wee-kend.






Sabato pomeriggio siamo partiti in sette da Roma per recarci a Fondi (LT) per assistere al concerto del Gen Rosso. Eravamo quattro ragazzi e tre ragazze, di cui tre venivano per la prima volta.
Trascorrere una serata insieme con ragazzi di età diverse, alcuni ancora liceali altri professionisti non è stato un problema. Lo spirito che anima queste uscite è quello di conoscere persone nuove amanti della montagna e di cercare con loro di costruire un rapporto di amicizia che duri nel tempo fatto di attenzione gli uni verso gli altri in un ambiente naturale.
Condividere l’alloggio per la notte, fare la spesa e cenare tutti insieme condividendo le nostre cose, parlare e scherzare, sentire il concerto e finendo il tutto gustando un buon gelato, sono stati tutti momenti per conoscerci e dare subito un buon affiatamento al gruppo.
Il giorno dopo anche se con un certo ritardo siamo arrivati a Torre Paola, punto d’incontro con tutti gli altri (più di venti persone) provenienti da Roma, da Latina, da Formia, in tutto eravamo una trentina, metà ragazze e metà ragazzi, tutti giovani con l’eccezione di Pietro avendo qualche anno in più ma non di certo come prestazione atletica. Subito i saluti e le presentazioni con tutti in modo particolare con i nuovi, circa una quindicina. Terminata l’accoglienza ci siamo incamminati lungo il sentiero. Da subito come spesso succede, si sono formati due gruppi, uno con i più spediti e uno con che vista la lunga giornata se la sono presa più comodamente. Il caldo e il percorso impegnativo si sono fatti sentire fin dall’inizio ma nessuno per questo ha mollato. Dopo il primo tratto ripido nel bosco, siamo usciti in cresta e davanti a noi si è spalancato un panorama straordinario. Dai laghi costieri fino alle isole Pontine ( Palmarola, Ponza, Zannone, Ventotene e Santo Stefano). Qui la pausa è stata obbligatoria per ammirare lo scenario e scattare alcune foto. Lungo tutta la cresta, questo ambiente di straordinaria bellezza ci ha sempre accompagnato allietando con la sua presenza le nostre fatiche. Lungo il percorso, ci siamo trovati ad affrontare dei tratti un po’ più impegnativi. Alcuni di noi non molto esperti e con qualche problema di vertigini con l’aiuto che tutti si sentono in dovere di prestare in momenti di bisogno sono riusciti a superarli. Con calma e prudenza, dopo circa tre ore di cammino anche gli ultimi sono arrivati sulla cima. Soltanto tre ragazze hanno preferito rimanere nella cosiddetta “anticipa” perché stanche e comunque appagate per aver raggiunto quel punto. Ci avrebbero aspettato li al nostro ritorno gustandosi nel frattempo il sole e il panorama. Arrivati in cima ci siamo accorti della mancanza di alcuni facenti parte del primo gruppo essi avevano già preso la via del ritorno per un altro sentiero che completa l’anello. Non hanno saputo resistere al desiderio di fare al più presto un tuffo in mare dopo tanto sole e caldo. Per cui niente foto di tutto il groppone sulla vetta. La vista dalla cima ha catturato in modo totale i nostri occhi che a 360° osservavano in tutte le direzioni. Il verde delle piante, l’azzurro del cielo, il grigio delle pareti di rocce a strapiombo sul blù del mare, il sole splendente che illuminava il tutto, ci ha dato l’impressione di essere inseriti in un bellissimo dipinto. In questa incantevole scenario abbiamo consumato con calma i nostri pranzi. Dopo esserci sufficientemente riposati, con un po’ di malincuore abbiamo dovuto lasciare la piccola oasi di paradiso per iniziare la discesa. Lungo la via del ritorno abbiamo recuperato le nostre a tre amiche sedute a gustarsi il sole. Con prudenza e cautela siamo pian piano scesi raggiungendo gli altri sulla spiaggia per goderci il meritato bagno ristoratore. Dopo esserci rinfrescati abbiamo trascorso le ultime ore della giornata prendendo l’ultimo sole, giocando a carte e conversando. È stato un bel fine settimana per tutti all’insegna dello sport e dell’amicizia. Il desiderio manifestato nei saluti finali è stato quello di poterci ritrovare tutti e con altri il mese prossimo per una nuova camminata lungo i sentieri di una montagna.

Altre foto le potete vedere cliccando a dx "Guarda tutte le foto del Blog"



domenica, giugno 10, 2007

Monte Navegna visto da Pino


Domenica 20 maggio 2007, nonostante annunci di pioggia, eccoci insieme per quella che è stata una magnifica passeggiata al Monte Navegna. La riserva naturale dei Monti Navegna e Cervia estesa per 3500 ettari e istituita con L. R: 9 settembre 1988 n° 56 nonostante quote non elevatissime ( intorno ai 1500 m) offre scorci notevoli come quello dai ruderi di Mirabella e non ha nulla da invidiare a montagne anche più alte. Sono presenti piante e sparvieri, aquila reale e coturnice ed anche il lupo è segnalato. Non li abbiamo visti (è difficile!) ma in compenso tra un’orchidea e l’altra abbiamo ammirato le fioriture del sorbo montano, del maggio ciondolo e dell’asfodelo giallo, o le foglie del veratro. Al ritorno, lungo il sentiero che chiudeva l’anello, con stupenda vista sul lago del Turano invece, ecco ginestra, ligustro e terebinto che hanno approfittato dell’esposizione favorevole. Tutto ciò mentre un’averla piccola ci è sfrecciata davanti. Insomma giro di grande soddisfazione! Allora…. Alla prossima domenica con domenico!

Ciao

Giuseppe (Pino) Piermarini

venerdì, giugno 08, 2007

DUE TAZZINE DI CAFFE'


Un giorno, un professore di filosofia, iniziò la sua lezione posando sulla cattedra un grande barattolo di vetro vuoto e, senza dire una parola, lo riempì di palline da golf. (Poi chiese agli studenti se pensavano che il barattolo fosse pieno e loro risposero di sì. Allora il professore prese una scatola di sassolini e li versò dentro al barattolo. Lo agitò leggermente e i sassolini andarono a riempire gli spazi vuoti tra le palline da golf. Poi chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e tutti dissero di sì. Quindi il professore prese un sacchetto di sabbia e la versò nel barattolo. Naturalmente la sabbia riempì tutto lo spazio che restava. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti in coro risposero di sì. Infine il professore tirò fuori due tazzine di caffè da sotto la cattedra e ne versò il contenuto nel barattolo riempiendolo totalmente. Gli studenti risero di gusto. «Questo barattolo – disse il professore - rappresenta la vostra vita. Le palline da golf sono le cose più importanti: la fede, la famiglia, i figli, la salute, gli amici e le passioni più grandi. Se tutto il resto andasse perduto e solo queste cose rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena. I sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il lavoro e la casa. La sabbia rappresenta tutto il resto, le cose di poco conto. Se versate per prima la sabbia nel barattolo, non ci sarà più spazio per i sassolini e le palline da golf. Se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie per le cose di poco conto non avrete mai spazio per le cose più importanti. Non dimenticate quali sono le cose fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri bambini, prendetevi il tempo necessario per tenere sotto controllo la vostra salute; uscite a cena con la persona che amate. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa o per sistemare l’antenna della TV. Abbiate cura prima di tutto delle palline da golf; stabilite le vostre priorità. Il resto è solo sabbia». Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il caffè. Il professore rispose: «Sono contento che tu l’abbia chiesto. Vuole solo mostrare che non importa quanto piena possa sembrare la tua vita, ci sarà sempre spazio per due tazzine di caffè con un amico».

martedì, giugno 05, 2007

nordic-walking




Una nuova buona scusa per camminare.
Si chiama nordic-walking e consiste semplicemente nel camminare, e non solo, con i bastoncini. Convincerà anche i più se-dentari?
Non si vive per fare sport, ma si fa sport per vivere meglio. Camminare con i bastoncini è un’attività sportiva sana e naturale che può essere praticata ovunque, durante tutto l’anno e a tutte le età.
Si cammina da soli o in compagnia, in silenzio o chiacchierando, si può camminare per poco tempo come per giorni interi.
Una volta era uno dei pochi modi per spostarsi: si camminava da soli o in gruppo perché era appagante, per dare un senso a qualche ricorrenza, per raggiungere dei luoghi di pellegrinaggio, per smaltire qualche eccesso alimentare. Il benessere ha portato tante belle cose, ma anche tanta pigrizia. Con i suoi pessimi frutti: dall’obesità alle malattie cardiovascolari.
Oggi nel mondo milioni di persone camminano con i bastoncini, basti pensare che le vendite di bastoni in estate ha superato quelle dell’inverno». Non resta che provare.

lunedì, maggio 28, 2007

Navegna OK!






Anche questa domenica 27 maggio, pur con un tempo incerto, non ci siamo fatti scoraggiare e in 25 siamo partiti per la salita sul monte Navegna. Il gruppo oggi si è arricchito di 5 nuove persone. Benvenuti!!
La salita si è svolta lungo il sentiero che parte dalla parte alta del paese dove finisce la strada dopo la caserma dei carabinieri, (grossa scritta NAVEGNA sul muro). Da qui parte anche la sterrata che porta alle Gole dell'Ovido. Il cielo è coperto e fa un caldo afoso che iniziamo a sentire da subito: il sentiero parte in salita.
Conviene prenderla con calma anche perché ci sono persone non allenate che dopo i primi passi iniziano già a boccheggiare e li sento dire: meno male che mi avevano detto che era una gita di media difficoltà!
Anche i più preparati faticano un po’!
Oggi sarà dura!
Entusiasmo, incoraggiamenti, grinta e caparbietà dimostrata non sono mai mancati lungo tutto il percorso.
Con passo regolare e facendo brevi soste ci ha portati tutti fino a Fonte le Forche.
Il panorama che si è goduto lungo tutta l'ascensione sul lago del Turano, ha compensato la fatica.
Nell'aria si sentivano profumi intensi di mentuccia, rosa selvatica, origano .
Noi cittadini facciamo quasi fatica a sentire questi profumi così lontani da quelli di ogni giorno!
A Fonte le Forche il gruppo si è diviso in due parti. Quattro hanno preferito fermarsi e godersi quel poco di sole che la giornata offriva gustandosi un buon panino, tutti gli altri dopo la sosta, sono ripartiti verso la vetta.
Con tempi diversi siamo riusciti ad arrivare tutti sulla cima del monte Navegna.
La gioia impressa sul volto di tutti copriva la smorfia di fatica.
Qui il colpo d'occhio sul panorama si è aperto a 360°, da una parte il lago del Turano e dall'altra Il lago del Salto. In lontananza si intravedevano anche se velati da un pò di foschia i monti della Duchessa e il Velino. Uno spettacolo unico per la sua bellezza. Purtroppo il cielo è coperto e c’è un po’ di vento che non ci permette di fermarci più di tanto.
Con una certa calma ci prestiamo a consumare le meritate vivande e a scattare alcune foto. Ancora qualche minuto necessario per rimetterci a posto e poi via per il ritorno.
Man mano che si scendeva, il tempo nonostante le previsioni meteo continuava a reggere, anzi un pò si portava al bello.
Giunti a Fonte le Forche nel cielo era uscito il sole. Abbiamo approfittato per fare una sosta. E' stata l'occasione per dissetarci e scambiare delle impressioni sulla giornata.

Riporto una riflessione lasciata da Berardo:

Ad un certo punto mi volto indietro e mi ritrovo distanziato dal gruppetto che seguiva perché si sono fermati con due ritardatari.

Così decido di fermarmi su una roccia ad aspettare.

E’ stato un momento “magico”!

Da un lato lo sguardo si perdeva nel verde dei pini, dall’altro tutta la veduta dell’ampio lago.
Silenzio assoluto rotto solo dal vento e dal cinguettare degli uccellini.
Tutta la bellezza della natura mi è apparsa in modo così netto da farmi dimenticare tutte le brutture che pure ci sono.

Sono stati pochi attimi e poi ecco arrivare tutti gli altri e con loro ridiscendere verso il mondo! Come a dire che le cose belle si possono vivere anche da soli ma quelle meno belle è necessario viverle insieme!!


Ripreso fiato, ci siamo incamminati per affrontare l'ultimo tratto di discesa.
Nello scendere prendiamo un sentiero diverso da quello fatto nel salire, consigliati da una guardia parchi incontrato durante la salita.
Ci fa scende dritti lungo la valle costeggiando il Fosso di Valloppio. Ci sembra più bello di quello fatto nel salire forse perché c’è un sole deciso e soprattutto perché siamo sulla via del ritorno!
Si scende allegramente chiacchierando delle cose più varie, ad cento punto riusciamo a fare pure una pausa caffé offerto dalla solita previdente Francesca.
Arriviamo alla fine del sentiero in un punto più in basso da dove abbiamo lasciato le macchine e così ci aspetta un altro piccolo sforzo.
Oggi è stata dura, quasi 6 ore di cammino tra l’andata ed il ritorno, però siamo felici perché in tanti siamo riusciti ad arrivare in vetta!!
Ripartiamo in direzione diverse ma l’impegno è quello di trovare un bar per una birretta insieme, un classico della fine delle escursioni!

Per vedere altre foto cliccate sul: Guarda tutte le foto del blog

giovedì, maggio 10, 2007

27 Maggio M. Navegna (1508 m)

Area Picnic
Fonte Le Forche
Veduta sul Lago del Salto
Veduta sul Lago del Turano
Vetta Navegna
Dall’autostrada A24 Roma-L’Aquila, si esce al casello di Carsoli-Tagliacozzo in direzione Carsoli. Immediatamente si seguono le indicazioni per Turania , per poi incontrare quelle per il Lago del Turano. Ad una biforcazione della strada, proseguire in direzione di Rieti. Giunti a costeggiare il lago, dopo un po’ si prende a destra la strada che sale ad Ascrea. Nel paese si segue l’indicazione per la caserma dei carabinieri e si parcheggia poco dopo dove la strada finisce (770m). Una grossa scritta in rosso indica il punto di partenza.
Difficoltà e tappe intermedie: media difficoltà fino alla Fonte Le Forche 1 h e 30 (1140 m). Qui, oltre al fontanile, si trova un’area picnic ben attrezzata. (prima tappa). Da questo punto continuando ancora per 20 minuti e sempre di media difficoltà, si giunge ad un posto dove si scopre completamente un bellissimo panorama verso il lago del Turano e il paese di Castel di Tora (seconda tappa). L'ultimo tratto per arrivare in vetta richiede ancora poco più di 1 h di cammino e il sentiero si fa più ripido e quindi impegnativo.

Dislivello: 738 m

Tempo di percorrenza: A/R 5h

NOTE: se la giornata è particolarmente soleggiata e calda, portare una buona scorta d'acqua, un cappellino, occhiali da sole ed eventualmente delle creme protettive.

La Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia copre un territorio di 1.350 ettari, il paesaggio montagnoso, tipico delle parti piu alte della Sabina. Il paesaggio vegetale della Riserva è costituito da rigogliosi boschi di quercia, castagno, faggio ed estesi pascoli.
La vetta più alta di questo territorio è il monte Navegna, seguito dal Monte Cervia. I due massicci sono tagliati dalle gole dell'Obito, valle fluviale di notevole bellezza caratterizzata da una profonda forra che si allarga man mano che dalle rocce calcaree scivola verso le più tenere marne.
Gli animali simbolo del territorio sono tre: l'aquila reale, il lupo e il gatto selvatico. Tra i rapaci è comune la poiana, il gheppio e più raro lo sparviero.
Dalla vetta è possibile ammirare, oltre al panorama del Turano che ci ha accompagnati per tutta la salita, anche l’altro versante con il Lago del Salto. Si riconoscono molte delle cime caratteristiche del Lazio e dell’Abruzzo. Si distinguono molto bene anche il Monte Soratte sul versante del Turano e più in lontananza il Gran Sasso sul versante del Salto.