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lunedì, febbraio 19, 2007

In 15 ai laghetti di Percile






Nonostante il tempo incerto, siamo riusciti a portare a termine l'escursione in programma. Questa volta il gruppo si è colorato di due presenze oltre oceano. Un ragazzo Americano e uno Argentino. Oltre a loro, altri 5 venivano per la prima volta. E così la "famiglia" aumenta. E' sorprendente, almeno per me, con quale semplicità e interesse si riesce a trascorrere alcune ore insieme con persone conosciute li per li, ma che vi partecipano con lo spirito per cui questa iniziativa è nata e vuole andare avanti. (Vedi messaggio di benvenuto nel blog). Ringrazio Berardo e Maria Chiara che vi hanno partecipato e per aver raccontato la giornata nei loro rispettivi blog e che vi invito ad andare a leggere ai seguenti indirizzi:

http://inviaggio-06.blogspot.com
http://bera05.blog.tiscali.it


P.S. ALTRE FOTO LE TROVERETE SU "GUARDA TUTTE LE FOTO DEL BLOG"

domenica, febbraio 11, 2007

18 Febbraio Laghi di Percile 780m (Monti Lucretili)


I LAGUSTELLI DI PERCILE
Sorgono fra i Monti Lucretili nelle vicinanze del paesino di Percile da cui proviene la locale denominazione di "lagustelli". Questi due laghetti di origine carsica e quasi perfettamente circolari occupano il fondo di due doline. Il maggiore , il Fraturno che si trova a circa 720 metri s.l.m. ha una forma quasi perfettamente circolare con il diametro maggiore di circa 118 metri ed è profondo 16. Con una superficie di 9000 mq presenta sulle sue rive ,o meglio sulla sommità della scarpata che lo sovrasta i resti di un antico paesino, conosciuto come Morella o Castel del Lago. Il minore,il Marraone,ha un aspetto molto simile ma una superficie minore ( appena 271 mq ) a cui fa corrispondere una maggior profondità che arriva a raggiungere i 40 metri.

Partenza: Percile (RM) (780 m)
Mèta: Laghi di Percile(685 m)
Catena Montuosa: Lucretili
Dislivello: 255 m
Tempi: 1h20' per l'andata e 1h5' per il ritorno.
Difficoltà: Facile
Segni: standard (bianchi e rossi)

Da Roma si percorre l’autostrada A24 Roma-L’Aquila uscendo allo svincolo Vicovaro-Mandela. Usciti dall’autostrada, si segue l’indicazione per Percile (12 km). Giunti nel paese, si va a sinistra fino ad incontrare, poco più avanti, un bivio. Si prende a destra proseguendo sulla strada asfaltata che diventa quasi subito bianca. Più avanti, al bivio per la Fonte Attria, si prosegue dritti. La strada (circa 4 km dal paese), termina al cancello della “Tenuta Lago” (780 s.l.m.), dove si parcheggia.
Alla sinistra del cancello inizia il sentiero n°307 che conduce, dopo pochi metri, al varco d’ingresso. Entrati nella tenuta, si prende a sinistra seguendo la strada. Più avanti, ad un bivio, proseguire lungo la strada in discesa, seguendo l’indicazione bianco-rossa.
Nei punti più scoperti del percorso, si può ammirare sulla destra il panorama verso le cime più alte dei Monti Lucretili, tra cui la cima nuda del Monte Pellecchia (1368 s.l.m.) e più a sinistra il caratteristico Pizzo Pellecchia (1327 s.l.m.).
Nell’ultimo tratto in discesa si intravede sulla sinistra tra la vegetazione il lago Marraone. Al termine del tratto in discesa (700 s.l.m., circa 40 minuti dalla partenza), sulla sinistra iniziano dei gradini che proseguono poi in una traccia di sentiero, fin quasi al livello dello specchio d’acqua (675 s.l.m.).
Risaliti sulla strada, è già visibile il secondo lago, detto Fraturno.
Dalla riva del Fraturno è visibile l’inizio del sentiero, indicato come percorso bianco-rosso 307B, che conduce alle rovine medievali di Castel del Lago (o rovine Morella), raggiungibili in 10-15 minuti facendo attenzione ai segni bianco-rossi non sempre evidenti (765 s.l.m.).
Al ritorno, dalla riva del lago Fraturno, si può riprendere la strada che piega a destra aggirando una piccola altura fino a ricongiungersi, in una ventina di minuti, con il tratto percorso all’andata. Da qui, in circa 35 minuti, si ritorna al punto di partenza.

È uno spettacolo vedere come si aiutano!






Alcuni dei partecipanti alla vacanza

Il titolo esprime quello che ho vissuto in un wee-kend con un gruppo di ragazzi e famiglie marchigiane che trascorrevano una settimana bianca ai piedi del Gran Sassso. Non è la prima volta che vi partecipo, visto che da alcuni anni questa esperienza si ripropone. La loro sfida è sempre la stessa, quella di poter fare tra persone di età diverse e di paesi diversi, un’esperienza di fraternità attraverso lo sport. Devo dire che l’esperimento funziona. Nel gruppo ci si sente subito accolti e a proprio agio. Il fare amicizia di conseguenza ti viene spontaneo, e ti senti spinto a muoverti come loro per non essere uno stonato in mezzo a tanta armonia. Il loro segreto per essere così, è l’amore che ognuno cerca di vivere con le persone e in tutte le situazione in cui si trova. Ne viaggio di ritorno riflettevo su come potrebbe cambiare il volto dello stare insieme e fare dello sport, se solo si impregnasse anche un po’ di questo spirito.

Grazie ragazzi per la vostra testimonianza.

Di seguito uno stralcio di un momento condiviso con Laura una mamma di questi ragazzi.

Queste vacanze hanno rafforzato i legami tra i ragazzi, non esiste il concetto “tu sei più piccolo non puoi stare con noi”. Mi piace osservarli dalla seggiovia mentre si danno una mano sui campi da sci: Vincenzo che aiuta Marco a sciogliersi lo scarpone che si è bloccato, Giacomo che trascorre tutta la mattina accanto a Nicola ed a Marco per insegnare loro a curvare con lo snowboard, Lorenzo che segue pazientemente altri principianti incoraggiandoli…Mi sento contenta quando vedo questi ragazzi organizzare le loro serate e riuscire a divertirsi senza bisogno di schemi preformati. Ebbene sì, mi sento gratificata perché formano un gruppo che si fa notare perché ha un modo di agire che esce dal concetto attuale del divertimento. Li porto tutti con me, i loro volti, le loro espressioni e, una volta tanto, sono io come mamma che sento di dover ringraziare i miei figli perché è grazie a loro che queste vacanze sono diventate una gemma preziosa che poi si riflette, inevitabilmente, sul quotidiano quando torniamo a casa. Tutto ciò fa un gran bene alla famiglia, soprattutto oggi che c’è un gran bisogno che la famiglia si riappropri dei suoi valori.

martedì, gennaio 30, 2007

STAGIONI di Mario Rigoni Stern


Ho letto tutti i libri di Mario Rigoni Stern e in ognuno ho trovato poesia e serenità.
I suoi libri fanno sognare. Le sue descrizioni delle montagne, stagioni, colori, ti riportano, anche se sei in una città a respirare l'aria dei luoghi descritti.
Adoro i suoi racconti ed il suo modo delicato di raccontare la montagna, i boschi ed i suoi abitatori (montanari, animali, alberi,...). In quello che Rigoni Stern scrive c’è sempre una lezione. Si trova un vero e proprio vademe-cum per l’uomo che desideri andare in montagna e incontrare la natura, assimilandone gli insegnamenti senza violentarla. Un mondo che l’autore descrive con una impressionante precisione. Un mondo, ancora, che si regge su un equilibrio che non abbiamo deciso noi, ma che noi posiamo compromettere e che perciò dobbiamo imparare a conoscere e rispettare.
Anche l’ultimo libro scritto Stagioni (Ed. Einaudi 2006) alla veneranda età di 85 anni, non lo smentisce, anzi ancor di più con la sua sensibilità ci invita a riappropiarci di una dimensione essenziale della vita moderna. Tre sono i filoni narrativi, la botanica, la fauna; la memoria dei tempi della guerra, della campagna di Russia e della drammatica esperienza nel lager.
Considero Rigoni uno dei più grandi scrittori italiani viventi. Ha un legame con la sua terra straordinario, ti fa capire che le cose semplici sono le più forti. Forse l'epressione più precisa l'ha detta lui stesso su di sé: "Non sono uno scrittore di montagna, sono un montanaro scrittore".

Bibliografia
_ Il sergente nella neve (1953)
_ Il bosco degli urogalli (1962)
_ Quota Albania (1971)
_ Ritorno sul Don (1973)
_ Storia di Tönle (1978)
_ Uomini, boschi e api (1980)
_ L'anno della vittoria (1985)
_ Amore di confine (1986)
_ Arboreto selvatico (1991)
_ Le stagioni di Giacomo (1995)
_ Sentieri sotto la neve (1998)
_ Inverni lontani (1999)
_ Tra due guerre e altre storie (2000)
_ L'ultima partita a carte (2002)
_ Stagioni (2006)

venerdì, gennaio 26, 2007

TI RENDI CONTO DI VIVERE NEL 2007 QUANDO:


1. Per sbaglio vuoi inserire la password nel microonde.
2. Sono anni che non giochi a solitario con carte vere.
3. Hai una lista di 15 numeri di telefono per contattare i tuoi 5 familiari.
4. Mandi e-mail alla persona che lavora al tavolo accanto al tuo.
5. Il motivo per cui non ti tieni in contatto con alcuni amici e familiari è che non hanno indirizzi e-mail.
6. Rimani in macchina e col cellulare chiami a casa per vedere se c'è qualcuno che ti aiuta a portare dentro la spesa.
7. Ogni spot che guardi (che in totale occupano 3 ore delle almeno 5 ore e mezza che passi sul divano) in tv ha un sito web scritto in un angolo dello schermo..
8. Uscire di casa senza cellulare, cosa che hai tranquillamente fatto per i primi 20, 30 anni della tua vita, ora ti crea il panico e ti fa tornare indietro per prenderlo.
10. Ti alzi al mattino e ti metti al computer ancora prima di prendere il caffè.
11. Cominci ad arrovellarti il cervello alla ricerca di modi alternativi per sorridere, :) ;o) :-> =)
12. Mentre leggi tutto questo ridi e fai Sì con la testa, mentre le finestre di msn suonano, come la tua musica, la televisione, il cellulare, il clacson delle auto in coda e l'allarme di una casa.
13. E sei troppo occupato per accorgerti che su questa lista manca il punto 9.
14. E ora sei tornato indietro per vedere se davvero manca il punto 9.
15. E ORA STAI RIDENDO DA SOLO....

giovedì, gennaio 25, 2007

Fiori Stupendi


Questa mattina mi sono alzato con un po’ di nostalgia e commozione nel ricordare i miei genitori ormai defunti. Nella memoria, sono passati, come scene di un film, tanti momenti della nostra vita famigliare. Scorrendo con gli occhi dell’anima i vari fotogrammi, rivivevo i bei ricordi di tenerezza e amore vissuti insieme. La vita trascorsa in quegli anni, ha lasciato un segno indelebile nel mio cuore. Con il dono della vita mi avete dato la possibilità di sperimentare ogni giorno l’amore. Il ricordo del loro modo di vivere, di rapportarsi con gli altri e con le cose, continuano a guidarmi lungo gli anni. Così con questi pensieri che mi frullavano per la mente, si consumavano i primi minuti della giornata. Terminati i preparativi per essere presentabile, ho lasciato con calma la mia stanza avviandomi alle faccende quotidiane. I brevi momenti ricordati, a poco a poco sfumavano uno sull’altro, fino a dissolversi, per lasciare il loro posto alle nuove realtà che la giornata mi avrebbero presentato.

martedì, gennaio 23, 2007

Monte Costasole


Monte Costasole






Domenica 21 gennaio, ci siamo ritrovati in diciotto, chi a Roma, chi per comodità logistiche all’uscita dal casello autostradale di Vicovaro-Mandela, per recarci tutti al piccolo paese di Saracinesco, punto di partenza per la nostra escursione al Monte Costasole.
Dopo i consueti preparativi: indossare gli scarponi, controllare gli zaini ecc…ci siamo incamminati lungo una comoda strada sterrata che conduce nella Valle le Prata. Nell’aria alcuni rimbombi, Boom! Boom! Che successe ci siamo chiesti, non sembra che il cielo minacci un temporale. Poco dopo abbiamo scoperto il motivo di tale fracasso. Sui prati alcuni cacciatori sparavano a lepri e fagiani. Povere bestie. Strada facendo, ci siamo imbattuti in alcune particolari sculture installate ai margini del bosco che con un linguaggio d’arte moderna, in qualche modo cercavano di dialogare con le forme naturali dell’ambiente circostante. Piante, fiori, muschi, alberi, con le loro mille forme e colori catturavano di continuo i nostri occhi. Pino, esperto naturalista in qualche occasione ci ha illustrato la flora presente in quella zona spiegandoci le varie piante con le loro caratteristiche. Per quasi tutta la giornata, un po’ di nebbia ha impedito di ammirare dalle varie alture il panorama circostante. Cammin facendo, abbiamo potuto conoscersi. Spesso in fatti, succede che c’è qualcuno di nuovo che si aggiunge al gruppo. Oggi erano in quattro. Con ritmi diversi e la soddisfazione di tutti abbiamo raggiunto la meta. Come di consueto e di buon’abitudine, dagli zaini sono usciti i nostri pranzi che ognuno ha condiviso. Oggi qualcuno ha portato pure una bottiglia di vino. E Vaiiiiiiiiiiiiiiii. Dopo esserci rifocillati, abbiamo scattato qualche foto che hanno coronato tutta la compagnia. Con calma ci siamo quindi avviati verso la via del ritorno. Lo sbaglio nel prendere il sentiero giusto da parte di qualcuno ha causato un lieve ritardo. Niente di grave per fortuna. Bisogna fare più attenzione che quando si va insieme bisogna rimanere uniti. Dopo esserci ricomposti, siamo giunti al punto di partenza. I saluti e gli abbracci finali sono stati i segni che hanno lasciato in ciascuno la gioia di aver trascorso delle piacevoli ore insieme immerse nella natura con uno spirito di solidarietà e aiuto reciproco.
P.S. altre foto sono sul riquadro a dx "Guarda tutte le foto del blog"

lunedì, gennaio 15, 2007

DISCESE DA BRIVIDO





Non sono poche le persone che apprezzano la montagna e si cimentano su pareti attrezzate. I più esperti raggiungono le vette scalando le vie più impegnative, sia di roccia che di ghiaccio. Fra questi, però, spicca un’élite di persone che scalano le vette estreme del pianeta portandosi nello zaino lo snowboard, perché la loro discesa non la effettueranno lungo la via di salita, bensì lanciandosi lungo i pendii più ripidi delle pareti. Sono itinerari così severi che incutono paura anche al più esperto degli alpinisti. Chiunque, vedendo le fotografie o i filmati di queste discese, non può non provare un brivido. La vita di questi snowboarders è legata soltanto all’abilità che hanno nel dirigere la tavola; non esistono altri mezzi per rendere sicura la discesa. Ho conosciuto le imprese di uno fra i pionieri dello snowboard in altissima quota, Emilio Previtali. (http://www.freeridespirit.com). Mentre l’osservo, penso che ho davanti un uomo dall’apparenza comune, ma che dentro ha un qualcosa che pochi posseggono, un istinto che lo spinge ha fare nella vita qualcosa di straordinario, di estremo: per la maggior parte delle persone una vera pazzia. Mi spiega come ogni linea discendente può significare gioia e successo, ma anche pericolo e paura. I movimenti devono essere calcolati con rapidità, bisogna sentire la montagna tanto da prevederne l’andamento; dossi o curve, se affrontati con superficialità, possono tradursi persino nella morte, non esiste margine di errore. Per fare un esempio, è come prendere un’onda: devi capire quando è il momento per agganciarla, salirci sopra e lasciarti andare e quando invece è il momento di lasciarla. Dopo ogni impresa, col tempo, queste emozioni ti ritornano fuori lentamente. Ti ricordi di quei momenti dove eri consapevole del valore della vita e impari così a gestirla, a dosarla, ad affrontarla con decisione e volontà, soprattutto nei momenti più duri, quando ti sembra che non sia più tua e hai invece bisogno di riprenderla in mano. Gran parte del mio lavoro è insegnare ai corsi di formazione, a coloro cioè che saranno futuri insegnanti. Cerco di fare leva sulla passione, quello che sempre mi ha motivato in questo sport. Desidero perciò il più possibile comunicare questo, far venir fuori anche da loro le motivazioni per le quali hanno scelto questo sport. Far sì che possano a loro volta trasmetterle ad altri. Non è importante che uno diventi bravo o meno, l’importante è che ci metta tutto sé stesso; il resto viene da sé. P.S. stralci di un’intervista che ho fatto e sarà pubblicata sul n° 2/2007 della rivista Città Nuova.
(
Vedi colonnina a destra informazione).

mercoledì, gennaio 10, 2007

Escursione 21 gennaio



Costasole (1253 m) Monti Ruffi
Il paese di Saracinesco si raggiunge:
-da Roma con l'autostrada A 24 uscita al casello Vicovaro-Mandela. Proseguire per circa 0,5 km lungo la SS Tiburtina Valeria. All'altezza della stazione ferroviaria di Vicovaro-Mandela prendere il bivio per Saracinesco.
Nel piccolo paese di Saracinesco (903), posto in posizione dominante e al centro di una natura incontaminata, possiamo ammirare: i resti dell'antica cinta muraria; la duecentesca Chiesa di san Michele Arcangelo; il tracciato dell'acquedotto chiamato "Anio Novus".
Dal centro del paese si dipartono numerosi sentieri, uno dei quali giunge fino alla vetta del Monte Costasole (1253 m). Una piacevole e facile escursione tra boschi di querce e faggi.
Dal parcheggio, si segue la strada sterrata ben visibile, che dal paese imbocca l'evidente Valle le Prata, costituita da pascoli, tra la catena del Costasole e la costiera del M. Sainese. Superato un fontanile, si parcheggia al termine della strada ( 910 m circa ). Si prosegue per la mulattiera di fondovalle, che supera alcuni prati, aggira a sinistra e raggiunge una sella ( 990 ), dalla quale si passa sul versante di Cerreto Laziale: bella vista sul M. Guadagnolo e la catena dei Prenestini. La mulattiera, comoda ma un po' ingombra di rovi, piega a sinistra e sale nel bosco alla larga sella di Forca Travella ( 1085 m, 0.30 ore ): da qui il panorama si apre sulla Piana del Cavaliere, sul Velino e sul Gran Sasso. Si segue ora un sentiero segnato verso destra, per una cresta e poi nel bosco, a mezza costa sul versante orientale del Costasole. Usciti dal bosco si raggiunge quasi in piano una sella ( 1225 m ), poi si sale in breve alla vetta boscosa del Costasole (1253 m, 0.45 ore ). La discesa richiede 1 ora fino al termine della strada.

domenica, dicembre 31, 2006

CIAO 2006


Ho consumato i tuoi giorni, e non so se tutto il tempo che mi hai dato sia stato utilizzato in modo adeguato verso le persone e le cose che mi hai posto accanto. Facendomi forte del detto che con l'anno nuovo il vecchio è bruciato, mi pongo dinanzi al tuo fratello più giovane con nuovo vigore. Con questa convinzione e con la certezza che si può sempre migliorare, il 2007 mi darà tantissime occasioni per poter arrivare alla fine con migliori risultati. Essere ottimisti non guasta.

lunedì, dicembre 18, 2006

IL CENTRO DEL NATALE

Ritorna puntuale anche quest’anno a ricordarci che lui è presente nella storia. Continua a bussare alla nostra porta da lungo tempo e poche sono ancora le persone che gli offrono un alloggio, qualcuno che lo accolga per dargli la possibilità di donarci il suo dono. Come sarebbe bello se in questo Natale tutti potessero preparare una culla dove lui si possa coricare con noi. Ho intrapreso con una certa amarezza, la notizia, che da alcuni scaffali di supermercati sia stata sloggiata la statuina del bambinello per lasciare posto ad altri oggetti di maggior consumo. Non c’è da stupirsi se in questa società un personaggio così sia scansato. In ogni modo vadano gli avvenimenti in questo mondo; il bambinello continuerà a presentarsi alla nostra porta chiedendoci di essere un amico con cui camminare nei sentieri della vita.
Un augurio di Buon Natale a tutti

mercoledì, dicembre 13, 2006

Senzazioni


Cammino respirando profondamente, lascio gli occhi e il pensiero liberi alle loro fantasie. Ogni momento è vissuto senza fretta, lo voglio godere pienamente. Giunto a me da un tempo lontano, con attenzione mi presto a consumarlo. Percepisco la sacralità che in esso si raccoglie, e nel silenzio mi pongo dinanzi. Contemplo tutte le bellezze che la natura mi offre in quell’istante, ne ammiro i suoi elementi, diversi e unici, ognuno con il proprio fascino. In questa frazione é come se, con una lenta dissolvenza, fossi trascinato in un mondo fantastico, dove immediato è il rapporto fra me e questa parte dell’universo. Il meraviglioso ambiente mi ha avvolto, dal cuore, una voce forte s’innalza per dar lode al suo Creatore.

mercoledì, dicembre 06, 2006

Spirito Montano


"La vita vissuta è solo quella conquistata. Perciò la vita è difficile e deve essere difficile, come un'ascensione che non può essere bella se non è anche difficile. Ove non c'è difficoltà, non c'è lotta; ove non c'è lotta non c'è conquista.
Perciò la vita è lotta."

Ettore Castiglioni


"Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri:
dentro vi sono la mia educazione,
i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine.
In montagna non porto il meglio di me stesso:
porto tutto me stesso, nel bene e nel male."

Renato Casarotto


Riflettendo su questi brevi pensieri di due grandi alpinisti, mi sono detto: come sono vere queste parole. Andar per monti sicuramente ti rinforza la volontà e lo spirito, puoi misurarti con te stesso senza poter mentire. La gioia intima di assaporare la dura conquista della vetta. Rispettarla nelle sue avversità con il coraggio di ritirarsi umilmente perché senti che ti respinge, accettare che forse non è ancora giunto il tempo di avvicinarti come tu vorresti.
La montagna è una scuola di vita, ti sa comunicare se sei attento quello che la natura di vuol insegnare. Ogni elemento del creato ha qualche cosa da dirci e da condividere con noi.

lunedì, dicembre 04, 2006

Il gesto verticale diventa danza


Fusione, arrampicata e danza diventano complici.

Lo stile ideale del free-climber è quello di vincere la forza di gravità con grazia, muoversi sulla roccia danzando, cercare l'equilibrio, inventare un movimento, liberare la fantasia, controllare e fare esplodere la potenza.
L'arrampicata è una disciplina complessa caratterizzata sia da un aspetto fisico motorio che da una importante componente psicologica.
L'arrampicata può comunque essere definita come la salita di un ostacolo, sia esso una parete rocciosa, naturale espressione e terreno preferito su cui l'arrampicata si è sviluppata in tutte le sue forme, sia esso un sasso, o un pannello artificiale.
L'arrampicata non è uno sport della Domenica, senza un impegno infrasettimanale, senza un costante allenamento, i risultati non vengono certamente. Una cosa sicura è che nell'arrampicata si migliora con le sole proprie forze, niente scaturisce per caso: niente è regalato, niente improvvisato. E' uno sport molto individuale che viene però praticato sempre in compagnia e permette perciò di socializzare. E' uno sport aperto a tutti e non è riservato ai rambo e ai culturisti; anzi! I migliori climbers sono longilinei e leggeri e anche molte ragazze praticano l'arrampicata. Contrariamente a quanto si pensa l'esperienza e la tecnica sono spesso più importanti della forza pura. L'arrampicata è una attività che richiede fiducia totale nel compagno di cordata, nella attrezzatura tecnica e nei propri mezzi. In montagna non si va per farsi male, ma per godere un ambiente incredibile che puoi vivere anche con una semplice camminata ma, che arrampicando, apprezzi da un punto di osservazione speciale. A volte capita di non crede ai propri occhi di fronte alla meraviglia della natura. Ci si sente dei privilegiati a vivere queste emozioni e al ritorno alla normalità, nella routine delle città, dentro senti di esserti arricchito e provi ad esternarlo anche se il più delle volte sai di non essere capito.

giovedì, novembre 30, 2006

Scalare sui massi, ovvero Bouldering



Sin dagli anni ’70, i massi erratici, trasportati a valle e “sparpagliati” dall’ultima glaciazione, sono stati un terreno di allenamento per arrampicatori ed alpinisti.
Che cos’è il bouldering? «È una delle specialità dell’arrampicata sportiva . Si pratica su blocchi rocciosi alti solo qualche metro. Gli appigli sono, a volte, così minuscoli che persino le variazioni meteorologiche, un po’ di umidità in più o in meno, possono modificare la possibile presa».
È una disciplina in cui conta la forza esplosiva, la tecnica e la coordinazione. Sui massi non ci sono chiodi e la sicurezza è offerta dai materassi speciali (crash-pad) che parano la caduta. Per essere un buon boulder occorre far lavorare il cervello: è fondamentale osservare, valutare, ragionare su un percorso. Tecnicamente si chiamano “problemi da risolvere”.
I blocchi più famosi sono quelli della foresta di Fontainbleau, vicino a Parigi. In Italia, specie nelle zone alpine a formazione calcarea, nelle vicinanze di qualche picco è facile trovare grossi massi rocciosi rimasti lì dopo un crollo avvenuto in epoca lontana. Su questi massi un occhio attento può, a volte, scorgere piccole tracce di polvere bianca (non è antrace, è magnesite, che aiuta la presa delle dita).
L’arrampicata sportiva è oggi una vera e propria disciplina sportiva. È nata su rocce naturali, su pareti di fondovalle, spesso lisce e ostili al primo sguardo, trascurate dagli alpinisti, ma valorizzate e attrezzate dai climbers gli arrampicatori.
Se l’alpinismo pone la conquista della vetta come fine unico, con la conseguente accettazione dell’imponderabile e dei fattori di rischio oggettivi, l’arrampicatore si dedica, eliminata ogni componente di pericolo, ad un’affascinante ed atletica danza verticale, estrema e pulita.
Un importante passo in avanti nello svincolare questa pratica sportiva dall’ambiente montano ed alpino, è stata la rapida diffusione di strutture che riproducono al coperto le caratteristiche delle pareti rocciose. Questi muri o grotte artificiali allestiti in palestre e centri sportivi, hanno fatto divenire l’arrampicata un’attività metropolitana, ludica, sportiva ed agonistica, in totale sicurezza, praticabile tutto l’anno, permettendo un allenamento continuativo che ha innalzato il livello tecnico atletico dei partecipanti ed ha esteso il campo degli appassionati.
Molti si dedicano all’alpinismo classico o al free-climbing in estate, ma le pareti della palestra rimangono un appuntamento fisso. Dalla conquista della vetta siamo passati al gioco.
Il bouldering è un’ulteriore estremizzazione dell’arrampicata: niente corda, quattro, cinque movimenti molto difficili, al limite della sfida con la forza di gravità. La facile accessibilità all’arrampicata in palestra, la convivialità che si vive in questo ambiente, la sfida per superare un passaggio possono rubare anche tutta una serata.
Può sembrare al limite del patologico, ma in realtà quando si comincia l’arrampicare sui blocchi la passione ti travolge: è un gesto sportivo veloce, dinamico, senza necessità di imbraco, di un compagno che ti aiuti. La ricerca estrema del passaggio più difficile ed il continuo confronto con altri atleti è stimolante e coinvolgente.
Chi inizia l’arrampicata sportiva si trova dopo qualche tempo a personalizzare la propria passione in una disciplina piuttosto che in un'altra: qualcuno rimane legato all’alpinismo tradizionale, qualcuno sceglie il bouldering, altri, molti, scelgono la falesia, o la parete artificiale, sulla quale si praticano le diverse gare: di difficoltà, di velocità, il duello, il lavorato.

mercoledì, novembre 29, 2006

Una culla vuota, per fortuna

























La “Culla per la vita” vuol rappre-sentare a Firenze un’alternativa concreta agli infanticidi e all’abbandono dei bambini nei cassonetti.


È un problema che non accenna a diminuire e che, secondo i dati del mi-nistero della Pari opportunità, riguarda in Italia circa 300 bambini all'anno ab-bandonati – quelli che vengono segnalati – «vivi o morti». Nonostante sia in vigore il Dpr 396 del 2000 che consente di non menzionare il nome della madre nel certificato di nascita, garantendone il totale anonimato e permettendo un avvio più rapido delle pratiche per l’adozione del neonato, sono ancora tante le donne clandestine, emarginate, escluse dai canali di comunicazione, che si trovano sole di fronte a una circostanza tanto difficile come una gravidanza indesiderata.
Proprio per questo il Movimento per la Vita, associazione fondata dall’on. Carlo Casini, ha dato vita a quella che è la culla; segno importante per la città di Firenze, che nel 1445, era di esempio in tutta Europa, grazie proprio all’inaugurazione della “Rota” dell’Istituto Degl’Innocenti. I bambini venivano qui abbandonati in una specie di pila dell'acqua santa, poi sostituita, nella seconda metà del XVII secolo, da una ruota girevole in pietra rimasta in uso fino al 1875. La culla di Firenze non è la prima e unica in Italia, ma ne esistono altre nove, tutte pronte ad accogliere qualcuno.

Al momento in nessuna culla è stato lasciato un bambino e questo, quindi, potrebbe apparire come un fallimento. «Ma non è cosi – commenta Casini –, la Culla per la vita ha portato i suoi frutti». Ed è proprio vero, la culla ha avuto i suoi risultati e questo proprio nella città di Firenze. Una donna incinta, di nazionalità rumena, passando davanti alla culla, in piazza San Remigio, si è accorta dell’iniziativa e si è rivolta al Movimento per la Vita per essere assistita ed aiutata a dare alla luce il suo piccolo. Adesso il bambino è nato e sta bene.
La culla non è soltanto di uso pratico ma vuol rappresentare, nella forma più concreta, uno stimolo a sensibilizzare l’opinione collettiva alla salvaguardia della vita. Da sottolineare - uno degli strumenti fondamentali di cui dispone l’associazione – il numero verde Sos Vita 800-813000, gratuito da qualunque telefono in tutta Italia e attivo 24 ore su 24, a cui rispondono operatori preparati e dotati di una consolidata esperienza. «Un altro problema – spiega Casini – è che in Italia non ci sono bambini da adottare. Spesso sono cercato da coppie di persone valide che vogliono adottare un bambino, ma la risposta che dò e spesso negativa visto che non abbiamo bambini. Spesso vengono colpevolizzate le leggi per le adozioni che sembrano essere lente e complesse ma in realtà le leggi sono molto veloci, in particolar modo per quei bambini che vivono in ambienti diseducativi».
Inoltre il ricorrere all’aborto, sembra, in questi ultimi tempi, diventato il si-stema migliore per sopperire a problemi di gravidanze non desiderate. Gli aborti “terapeutici” hanno superato i tre milioni e mezzo, con una media di poco inferiore ai duecentomila all’anno e un rapporto annuo che è di un aborto ogni tre o quattro nati vivi. Dati, questi, e fatti, che spesso rimangono all’oscuro.

lunedì, novembre 27, 2006

Aiuto! Stanno scomparendo i ghiacciai





















Non è una novità. Ma il grido d'allarme per il rischio di scomparsa
definitiva dei ghiacciai alpini, lanciato da chi ha trascorso le ferie in
alta quota in Valle d'Aosta o in Svizzera, non è suonato mai tanto forte
come quest'anno. Come mai, ci si domanda, dopo un inverno così ricco
di neve ed un'estate così piovosa, con temperature agostane così
basse, il fenomeno dello scioglimento dei ghiacci non solo non si è
arrestato, ma sembra avere subìto un'ulteriore accelerazione?
In attesa di riscontri scientifici seri, ci limitiamo a costatare i fatti,
preoccupati non solo per la perdita delle nevi non più “eterne” che
coronavano le nostre Alpi, ma anche per l’acqua che già sta mancando
alle nostre pianure, sempre meno fertili.
Nella foto il ghiacciaio del Gorner che dalle vette del Rosa scende
verso Zermatt in Svizzera, ridotto alla metà di quella immensa colata
di ghiaccio che la nostra stessa generazione aveva conosciuto.

venerdì, novembre 10, 2006

La << GOCCIA>> di Paola Siani


Riporto questa esperienza perché ognuno di noi può essere nel suo piccolo una “goccia”, che unita a tante altre “dissetano” molti nostri fratelli i quali hanno il diritto del nostro aiuto.




“Perché il male trionfi, basta che i buoni non facciano niente”, Raoul Follerau.

”Farsi uno con tutti”, l’Ideale dell’Unità: Chiara Lubich.

Queste parole si sono scolpite nella mente come un marchio infuocato, dandomi una spinta nel mio vivere quotidiano. Nella sala operatoria dell’ospedale in cui lavoro, riscopro la concretezza dell’amore di un gigante della carità come San Camillo De Lellis, reso visibile con le sue opere accanto ai più deboli, in ogni angolo della terra.
In seguito l’incontro con una giovane religiosa venuta dal Burkina Faso. E’ incaricata di guidare una scuola di formazione di molte giovanette. Dà loro una preparazione per la vita anche professionalmente, la donna in Africa va aiutata a risorgere.
Circostanze straordinarie, ma non del tutto casuali, mi spingono al mio primo viaggio in Africa. Al “Center Menager Feminin”.
Constato con i miei occhi questa gioventù, così piena di vita, di calore, di colori, che non potrò mai dimenticare. Sentendomi come una loro mamma, mi esprimono la necessità di avere nella scuola nuove macchine da cucire e telai per la tessitura a mano.
Mi sono sentita grata della fiducia che tutte loro hanno riposto nella mia persona, ma al tempo stesso ho provato un grande dolore per l’impotenza di non essere in grado di aiutarle nella loro richiesta.
Cosa potevo fare io da sola? Dove avrei potuto reperire la somma necessaria per l’acquisto delle macchine da cucire per queste fanciulle che sono il futuro di quest’Africa splendida?
Ne parlo con gli amici. In un anno di lavoro, nel silenzio dei giorni che seguono, mi si aprono strade impensabili, tante, tante storie d’amore meravigliose.
Al “Center Menager Feminin” sono arrivate 25 macchine da cucire e 5 telai nuovi. Si era aperta una breccia che fa sperare, la condivisione è possibile è stata l’occasione per parlare con la gente dell’Africa in un modo nuovo dei suoi problemi.
L’Africa ha bisogno di risorgere anche appoggiando questi micro-progetti: se aspettiamo di vedere realizzati i grandi progetti.
L’Africa non risorgerà mai, ha bisogno di essere amata subito, nel concreto. L’Africa non è lontana da noi, abbiamo sotto i nostri occhi lo sguardo degli Africani che vivono nelle nostre città: sembrano vuoti perché in quegli occhi non si riflette più la loro Africa, ma manca loro la terra, il cielo, il sole.
Dobbiamo sentirci in prima linea in questa condivisione, noi tutti che, pur vivendo nel nostro vacillante e precario benessere, mettiamo ogni giorno sulla nostra tavola il pane quotidiano. Con l’esperienza vissuta in Burkina Faso sono stata contagiata da un male incurabile, il mal d’Africa.
Quando pensavo al mal d’Africa, pensavo a un sentimento nostalgico che resta dentro di noi per una cosa bella, oggi posso dire che è qualcosa di più grande.
Nel rispondere a quella chiamata così forte, ma non certo improvvisa, mi sono trovata letteralmente spiazzata dalle condizioni di indigenza in cui versano quelle popolazioni, soprattutto i bambini.
Tanti bambini, ti guardano, ti salutano, ti sorridono, sono tutti bellissimi. Guardo i loro visini: sono senza emozioni come quelle degli uomini che hanno già vissuto, perché conoscono già le ingiustizie del mondo.
Davanti a quella porzione di umanità così fortemente provata, mi sono sentita stimolata a lavorare con le missionarie camilliane che operano lì.
Loro mi presentano l’urgenza di tanti bambini che hanno bisogno di aiuto. Ne parlo con parenti, amici e vicini di casa i quali rispondono con immediatezza a questo progetto di così grande solidarietà. Le adozioni a distanza via via si allargano a macchia d’olio.
Ben presto mi rendo conto anche di un’altra cruda realtà, la realtà di tanti, tanti bambini con gravi patologie che non trovano soluzioni possibili lì nel loro paese. In Africa chi nasce storpio, rimane storpio.
Mi ritrovo tra le braccia il piccolo Gastien, vispo e pieno di vita, di tre mesi, nato con una grave malformazione al braccino destro, quasi solo un moncherino, tutto rattrappito verso la spalla. La decisione è immediata, dopo una lunga e penosa trafila tra medici, ospedali e permessi e provvidenza, Gastien è a casa nostra con la sua giovane mamma, resta per 18 mesi, subirà 6 interventi e riacquista una buona funzionalità del suo braccino.
Siamo tornati a trovarlo a Ouagaoudougu nella casetta dove vive con i suoi genitori: gioca, va all’asilo, in bicicletta e, indicando con la manina in alto verso il cielo, chiede alla mamma di prendere l’“avion” per andare a trovare nonna Paola e nonno Oreste.
Si presentano altre situazioni, una bambina è gravemente ustionata perché cade inciampando nella lampada a petrolio nella sua capanna e ne resta fortemente deturpata. L’altra piccolina nasce con la gambina ritorta all’indietro, non potrà camminare se non l’aiutiamo: anche lei ora è qui!
Nella ricerca di un aiuto e di una garanzia ad una continuità a sostegno di questi progetti umanitari, che non avrei certo potuto continuare a sostenere da sola, incontro gli amici di “Nessun luogo è lontano”, associazione no profit già da tempo impegnata socialmente per i problemi dell’immigrazione; in particolare mi colpisce la loro campagna umanitaria di accoglienza per quei bambini con gravi patologie che non possono essere curate nei loro paesi di origine.
E’ stato fondamentale: ci siamo riscoperti intenti comuni, che corrispondono al nostro progetto d’amore, a sostegno dei più deboli.
Si inserisce così il nuovo progetto per le adozioni a distanza: l’AIDS sta falcidiando tante famiglie e gli orfani sono tanti. Nasce così l’apporto de “LA GOCCIA”: la nostra piccola goccia al momento dà a 160 bambini in Africa la possibilità di riacquistare quella dignità dovuta a ogni essere umano che viene al mondo.
La pronta adesione a questo progetto di solidarietà di 160 famiglie in Europa, che hanno apportato con la loro adesione un ponte d’amore. Ci auguriamo solo che cresca, che si raddoppi, quadruplichi ecc…..mi rendo conto, è solo una goccia, ma tante gocce fanno un mare di bene.
Nell’intimo della propria coscienza, ogni uomo sente quella voce è una legge che non è lui a darsi. Possiamo opporvi resistenza, possiamo metterla a tacere, ma quella voce rimane, a volte la soffochiamo, non si tratta di cattiva volontà, solo non riusciamo a distinguerla: soffocati dai nostri progetti non riusciamo ad ascoltare chi ci passa accanto e ha bisogno di noi.
L’Africa chiede soprattutto giustizia, non la solita beneficenza di noi “ricchi Epuloni” è una ricchezza di culture di cui noi occidentali ignoriamo completamente l’esistenza.
Se muore una mamma e lascia orfani i suoi tre figli, la mamma della casetta accanto li prende insieme ai suoi, l’anziano è al centro della famiglia, non emarginato.
Da noi è la stessa cosa?
Ecco cos’è per me il mal d’Africa: voglia di condividere, finchè avrò vita e un briciolo di forze, voglio tornarci. E’ sotto i nostri occhi oggi più che mai l’inutilità di tutte le guerre: la condivisione di tutti i beni della terra è l’unica via possibile per arrivare a quella fratellanza universale che tutti noi ci auspichiamo.
Solo con la cultura del dare, della condivisione, consegneremo un mondo unito alle generazioni che ci seguiranno.
Paola Siani cell.3398274101
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